TORINO - Un sorriso largo almeno quanto le sue spalle. E una voglia matta d’imporsi, perché non conosce altro modo per stare dentro una squadra. Jhon Lucumi sta vivendo i primi giorni da juventino con due pensieri ricorrenti: prendersi la scena, e subito dopo continuare a costruire. L’ha fatto per un’intera carriera: è partito da Cali, Colombia, è passato da Genk, Belgio. Poi Bologna: la maturità. E la Juve, che è «la società più importante d’Italia», ma soprattutto «quel passo in avanti che sognavo». Vuole meritarselo ogni giorno.
Lucumi: "Il primo ricordo..."
Jhon Lucumi, in pochi conoscono la sua storia. Qual è il suo primo ricordo legato al calcio? «Con mio padre: giocavamo insieme. Nell’azienda dove lavorava formavamo sempre una squadra e scendevamo “in campo”. Io volevo andare con lui, lo aiutavo a tirare fuori le divise e tutto il resto. Però, alla fine, l’unica cosa che cercavo era il pallone».
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Aveva già quella passione. «E potevo trascorrere del tempo con lui, in quei pochi ritagli che aveva».
Com’è stato crescere a Cali, in Colombia? «Per me è stato molto bello: è una città speciale, credo mi abbia dato tutto. Sono cresciuto lì anche come calciatore, nel Deportivo. E la verità è che sono molto felice di essere partito da quella cultura, con quelle radici: è ciò che mi identifica».
E quando torna a casa?
«Sento l’affetto della gente: l’amore che è nostro, e solo per noi. Questo non mi abbandonerà mai. Resta sempre importante tornare da dove si è partiti».