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Rabiot, le chiavi del Milan dove è diventato grande e un gol alla Juve per un record mai scritto

Adrien mai così leader, pronto per il debutto in campionato. Con un sogno nel cuore

Ora “Cavallo pazzo” è pronto a riprendersi una maglia da titolare e vuole farlo lì dove è diventato grande, all’Allianz Stadium. Adrien Rabiot questa sera dovrebbe - il condizionale è d’obbligo con Ruben Amorim, bravo a celare le sue intenzioni di formazione anche i propri giocatori fino a poche ore dall’inizio della partita - esordire dal primo minuto dopo aver spaccato le precedenti due gare entrando dalla panchina. Trentaquattro minuti in casa del Torino, servendo l’assist per lo 0-1 di Cisse e raddoppiando poi pochi minuti dopo; trenta contro il Venezia senza mettere il suo nome sul tabellino, ma dando al Milan un’inerzia e un peso diverso nella fase offensiva. Già, perché per ora il Rabiot di Amorim assomiglia tanto al Rabiot versione ’24-25 con l’Olympique Marsiglia di Roberto De Zerbi. L’attuale allenatore del Tottenham, infatti, aveva disegnato per il francese un ruolo da assaltatore, spesso da trequartista di destra nel 3-4-2-1. Lì dove Amorim lo ha inserito due volte, perché in quel ruolo Rabiot - tornato a Ferragosto dopo le vacanze post-Mondiale - può calciare, inserirsi come seconda punta, portare i suoi centimetri in area. Poi ieri il tecnico non ha rivelato la formazione, né se Rabiot partirà dall'inizio e in quale ruolo, visto che c'è anche l'opzione mediano. Però la sensazione è che Rabiot ci sarà, questa volta dall'inizio.

La partita di stasera, ovviamente, non è una qualsiasi per Adrien che in caso di gol entrerebbe nella storia diventando il primo straniero a segnare in Juve-Milan con entrambe le maglie. A Torino il centrocampista francese ha trovato la sua dimensione internazionale, dopo gli anni da comprimario col Psg, diventando pure una colonna della Francia. Cinque stagione con la Juventus, 212 presenze e 22 gol. Un’annata in schiaroscuro con Sarri nel ’19-20 - in fondo lo aveva indicato Allegri alla dirigenza che lo prese a parametro zero -, l’esplosione con Pirlo nella stagione successiva, prima del triennio da big con Allegri, culminato con 16 dei suoi 22 gol in bianconero fra il 2022 e il 2024. Quindi l’addio, quando fu più la Juve a scegliere di non rinnovargli il contratto che il contrario, e il ritorno in Italia l'estate scorsa, dal suo “maestro” Allegri.

Si pensava che senza Max in panchina Rabiot avrebbe potuto chiedere la cessione, seguirlo magari a Napoli, invece il francese non ha messo condizioni e quando ha parlato prima con Amorim e poi con Cardinale ha capito di essere un perno per il Milan di oggi e quello di domani, tant’è che lo stesso allenatore nelle scorse settimana ha già parlato di voglia da parte del club di rinnovargli il contratto, attualmente in scadenza nel 2028 (con opzione fino al 2029) con un ingaggio da 3.5 milioni che ovviamente andrà ritoccato verso l’alto. Il tutto nonostante Rabiot ad aprile compia 32 anni. In fondo al Milan hanno fatto vedere che la carta d'identità conta fino a un certo punto. Rabiot come Modric, chissà. Già, il croato che ieri ha annunciato di voler continuare a indossare la maglia della sua nazionale e a fine settembre risponderà alla convocazione di Bilic («la sua decisione ci rende estremamente felici») per la Nations League.

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