Carnevali vota per la tradizione, Cardinale in estate ha cambiato tutto: due mondi opposti a confronto
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La Juve degli algoritmi non esiste più. Ma la Juve dello scorso anno, a prescindere dai software, non ha mai avuto un capo né una coda. Così John Elkann, dopo i dodici mesi travagliati della gestione Comolli, ha scelto la strada più semplice possibile per ridare al club una parvenza di grande società. Giovanni Carnevali rappresenta la logica, la razionalità, un modo normale di fare calcio in Italia ad alti livelli. Oggi alla Continassa non c’è un monarca, ma un presidente del consiglio che si fida ciecamente dei propri ministri. L’ex amministratore delegato del Sassuolo non ha fatto la rivoluzione, dopo il mancato approdo in Champions League, ma ha rimesso ogni tassello al proprio posto. Prima ha scelto un nuovo capo dell’area sportiva come Ricky Massara, un professionista fidato e affidabile. Poi ha tagliato qualche ramo secco della precedente gestione (il dt François Modesto). E adesso metterà mano allo scouting, un’area che la Juve ha bisogno di potenziare riprendendo spunto dalla linea Andrea Agnelli. Giorgio Chiellini si occupa di politica sportiva, l’unico vero comparto a cui l’ex capitano ambiva. All’interno del club, poi, sono rimaste anche figure scelte da Comolli: da Burgess e Silverstone, passando soprattutto per Marco Ottolini, validissimo braccio destro di Massara nelle trattative estive. Carnevali non ha accentrato, ma delegato. Non è entrato nel mondo bianconero come un elefante in una cristalleria: è un merito che alla Continassa già gli riconoscono. Avrà bisogno di tempo per creare la sua Juve, ma la traccia c’è. Ed è ben visibile, in un contesto più italiano e con piedi ben piantati per terra. Sì, gli algoritmi non sono più il mezzo per arrivare al risultati, bensì degli strumenti che affiancano il valore di ogni singolo dirigente.
Milan Cardinale centrico
Il Milan, invece, da tre mesi è diventato Cardinale centrico. L’uomo d’affari americano, dopo aver delegato ad altri per quattro anni, ottenendo poche soddisfazioni, qualche figuraccia e una contestazione continua da parte dei tifosi, ha scelto di prendersi il Milan sulle spalle. Come noto, prima a gennaio ha estinto il debito con Elliott, poi all’indomani dell’incredibile sconfitta col Cagliari all’ultima giornata del campionato scorso, valsa ai rossoneri la perdita di una zona Champions che fino a poche settimane prima sembrava scontata, il numero uno di RedBird ha cacciato tutti. Il 25 maggio sono stati mandati via Furlani, Tare, Moncada e Allegri. Piazza pulita. Dopo aver fatto casting e parlato con più persone del mondo del calcio europeo per un mese, Cardinale ha deciso di guidare la campagna acquisti rossonera. Ha messo un suo uomo fidato (Calvelli) nel ruolo di ad, poi ha scelto in prima persona Amorim come tecnico e, avvalendosi dei dati dei dirigenti confermati a Casa Milan (Almstadt, Gardiner, Estevao, Lomonte e Castelblanco), è andato a prendere con decisione gli obiettivi prefissati, investendo oltre 150 milioni.
Ma soprattutto Cardinale ha messo le tende a Milano e dintorni. Ha condotto in prima persona le trattative - spesso con l’aiuto di intermediari e agenti potenti come Jorge Mendes -, ha svolto decine di riunioni con Amorim, è stato spessissimo a Milanello. Anche ieri è arrivato in auto alle 10.30, varcando i cancelli con un entusiasta «We are ready, baby» in vista della gara con la Juve. Ha visto l’allenamento, ha pranzato col tecnico e i dirigenti e ha poi assistito alla conferenza di Amorim. Oggi sarà a Torino, di nuovo in trasferta come due settimane fa. La prossima settimana andrà a Roma per Lazio-Milan. Ha scelto di essere più presente, mettendo “da parte” i suoi affari negli States. Cardinale vuole dare un’impronta diversa al Milan, la sua.