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La Fiorentina ricasca nell’incubo: ora è allarme vero. E Grosso…

Terzo stop su tre, i fischi finali del Franchi a una squadra rinnovata ma ancora senza un'idea, né un'anima

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Nemmeno un sogno brutto: è un incubo vero e proprio. Che la Curva Fiesole e lo stadio hanno provato almeno a scrollarsi di dosso fischiando tutti e tutto, contestando la squadra a fine partita, cantando “salta la panchina” a Fabio Grosso (a proposito: la società esclude riflessioni sul tecnico). Alla terza di campionato, sì: che però è anche la terza sconfitta per la Fiorentina, la seconda consecutiva in casa nel giro di una settimana, con appena un gol fatto (regalo ieri di Perri, portiere del Torino) e ben nove al passivo (e cinque di questi sempre al Franchi). E allora “tirate fuori le palle”, “meritiamo di più”, “bisogna correre per vincere”, “vogliamo gente che lotta”, “rispettate la maglia”, sono diventati la sigla di coda rabbiosa e livida dei tifosi viola, dopo che Adams ha raccolto il cross di Belghali e scaraventato il pallone alle spalle di De Gea per il 2-1 meritato della squadra granata (37’ della ripresa). Aprendo una crisi nemmeno immaginabile dal più pessimista degli indovini. Per dire: la Fiorentina non perdeva le prime tre di campionato dal 1935-36. Novantuno anni.

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E sul gol del centravanti scozzese si sono materializzate le paure nelle loro forme più svariate, apparse già minacciose all’Olimpico all’esordio, ma si diceva la Roma è un’altra cosa rispetto alla Fiorentina e va bene, poi erano aumentate a dismisura contro il Frosinone di fronte a un 3-0 che non è stato campanello d’allarme doverosamente ascoltato e, infine, eccole qui con forza dirompente e provocate da un Torino ben organizzato, scolastico nel senso buono del termine nelle cose che ognuno dei calciatori di Abate era chiamato a fare, e soprattutto abile a passeggiare su quella che va definita una non-squadra. Senza gioco, senza anima, senza un’idea, la Fiorentina di ieri e di questo inizio incredibilmente negativo di campionato, che lasciava volentieri il comando del gioco agli avversari non sapendo che cosa fare con il pallone, ma che nemmeno provava ad andare addosso a Mandragora e compagni nel tentativo di ripartire in velocità una volta riconquistato il pallone stesso (magari, eh). Perché, fatte salve due-tre accelerazioni, non sapevano anche in questo caso cosa fare e come farlo.

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