Inaugurato l’8 settembre 2011, resta il più moderno in Italia. Era una bolgia che incuteva terrore agli avversari, oggi intimidisce i bianconeri con fischi e mugugni
Lo Stadium ha quindici anni. Ne dimostra di più: borbottante e insofferente, severo nel giudizio dei suoi, pronto a incupirsi al primo tentennamento della Juventus. E di tentennamenti, nelle ultime stagioni, ce ne sono stati parecchi. Eppure nel primo periodo, parliamo di una decina di anni fa, mica di un secolo, era una bolgia. Sì, lo Stadium ha avuto un indiscutibile e fondamentale ruolo nel ciclo dei nove scudetti consecutivi che hanno segnato anche i primi nove anni della sua storia. Basta una ricerchina su Internet per trovare le dichiarazioni di chi, entrato da avversario, si era sentito intimorito, se non proprio terrorizzato, dal clima che respirava in campo. Il pubblico a ridosso del terreno, l’aria infuocata dai cori, il volume che si alzava accompagnando l’azione dei bianconeri. Lo Stadium non era solo il dodicesimo uomo, maproprio uno dei più importanti della squadra. Spinti da quel tifo e avvolti in quell’ambiente, i giocatori della Juve erano obbligati a combattere “fino alla fine” e gli avversari smussavano le loro velleità già dal tunnel. Grazie allo Stadium, era come se la Juventus partisse da uno a zero.
Stadium e Juventus, il ribaltamento degli ultimi anni
Oggi lo scenario si è paradossalmente ribaltato. Gli anni deludenti, le prestazioni frustranti di Juventus composte da giocatori progressivamente meno forti, la mancanza di trofei e, in certi anni, un gioco noioso e un approccio quasi indolente alle partite hanno raffreddato la bolgia, fino quasi a congelarla. Ciò che prima intimidiva gli avversari, oggi mette in soggezione la stessa Juve, una squadra che, già di suo, non spicca per caratteri o personalità importanti, si ritrova schiacciata dallo scetticismo e da uno stadio che si smonta e la smonta di fronte alle prime difficoltà. Non è una novità. L’atteggiamento algido del tifo juventino è cosa antica. Anche negli anni d’oro di Trapattoni, bastava un pareggino casalingo per raffreddare il settore dei distinti e la tribuna, tanto che qualche volta la curva intonava un coro diventato un classico di quel periodo: «E voi siete un pubblico di m…». Il tifoso della Juve è un tifoso innamorato alla follia, ma abituato benissimo e poco propenso a rinunciare alle vittorie, ai campioni e ai trofei. Ha una Storia, ha visto tanti tra i più grandi campioni della storia del calcio indossare quella maglia, sa cosa vuole e sa benissimo com’è fatto quello che vuole. D’altronde, è stato proprio l’Avvocato Agnelli a dettare la linea con quel meraviglioso misto di passione e snobismo, amore inossidabile e ambizione inesauribile.
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La maglia della Juve e il peso della storia
Quando si dice che quella maglia schiaccia le spalle si intende anche e soprattutto questo: la storia un suo peso specifico, l’abitudine a vincere zavorra come il piombo: bisogna saperla indossare. Non a caso i grandi campioni la sentono leggera, i giocatori normali ne vengono oppressi. In questi anni, tuttavia, l’atteggiamento dello Stadium ha qualcosa di autolesionista. Perché al di là della propria tradizione e della legittima frustrazione per stagioni orripilanti e una avvilente mediocrità di certi calciatori, mettere la squadra nelle condizioni di non godere del vantaggio di giocare in casa rientra in una qualche forma di masochismo. Perché è vero che sono le vittorie e le partite convincenti a generare l’entusiasmo del pubblico, ma è vero allo stesso modo che senza l’entusiasmo del pubblico diventa più difficile arrivare alle vittorie.
Tifosi Juve e Stadium: tornare a creare la bolgia
La carta universale dei diritti del tifosi (mai scritta, ma stampata nell’anima di ogni appassionato) dice che il tifoso può sempre pensare come gli pare, che nessuno può dare o togliere patenti ed è inviolabile la libertà di esprimere i propri sentimenti nella modalità che preferisce (sempre nell’irrinunciabile rispetto delle persone). Fatta questa premessa, i tifosi della Juve, soprattutto quelli che vanno allo Stadium, dovrebbero riflettere: è meglio aspettare che arrivino stagioni migliori per ricreare la bolgia o vale la pena di tentare di accorciare l’attesa, provando a spingere una squadra con il proprio ruggito, irrobustendone l’esile carattere? Ognuno può dare la sua risposta, nel giorno del compleanno dello Stadium che, quindici anni dopo la sua inaugurazione, rimane il più moderno e funzionale d’Italia.