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Milan, il processo ad Amorim era già pronto: mettetevi l’elmetto e smettetela con le sentenze

Il pareggio dell’**Allianz Stadium** ha fatto scattare immediatamente il **processo sommario a Ruben Amorim**. È bastata una prestazione imperfetta contro la **Juventus**, chiusa sull’1-1 dopo il gol subito nel finale, per trasformare **dubbi legittimi in sentenze definitive**. Come se qualcuno non aspettasse altro. Come se una parte dell’opinione pubblica calcistica avesse già preparato il **banco degli imputati**, limitandosi ad attendere il primo passo falso per trascinarci sopra l’allenatore del **Milan**.

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Criticare la partita di Torino è sacrosanto. I rossoneri hanno sofferto, concesso troppo e faticato a controllare diversi momenti dell’incontro. Lo stesso **Amorim**, nel dopogara, non si è nascosto e ha riconosciuto la superiorità della Juventus sul piano del possesso e della prestazione. Ma tra **analizzare gli errori** e dichiarare fallito un progetto dopo poche giornate passa una distanza enorme. Quella che separa il **giornalismo dall’isteria**, il giudizio dalla smania di demolire.

Il tecnico portoghese è arrivato a Milano per cambiare **principi, mentalità e struttura della squadra**. Non possiede una bacchetta magica e non può cancellare in poche settimane limiti, abitudini e contraddizioni accumulati nel tempo. Chi pretende un **Milan perfetto e dominante già a settembre** non sta chiedendo ambizione: sta semplicemente rifiutando la realtà.

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La stagione sarà **lunga, complicata e inevitabilmente piena di passaggi a vuoto**. Arriveranno altre prestazioni deludenti, altri punti persi e probabilmente altre scelte difficili da comprendere. È esattamente in quei momenti che si misura la solidità di un ambiente. **Cambiare opinione dopo ogni partita**, invocare rivoluzioni al primo pareggio e trasformare qualsiasi sostituzione in un caso nazionale non aiuterà il Milan ad accorciare il percorso. Lo renderà soltanto più nervoso.

**Amorim dovrà essere giudicato con severità**, ma sui risultati e sull’evoluzione della squadra nel medio periodo, non sulla base di novanta minuti giocati a Torino. Dovrà dimostrare di saper correggere gli errori, valorizzare la rosa e costruire un’**identità riconoscibile**. Nessuno gli deve regalare alibi. Allo stesso tempo, però, nessuno può pretendere di celebrare il funerale del suo progetto quando la stagione è appena cominciata.

E allora i **tifosi rossoneri si mettano l’elmetto**. Perché quest’anno serviranno **pazienza, nervi saldi e sostegno**, soprattutto quando sarà più facile insultare la squadra. Tifare soltanto dopo le vittorie non significa accompagnare un progetto: significa salire sul carro quando la strada è già in discesa.

Il **Milan** non ha bisogno di adoratori acritici, ma neppure di **vedove permanenti, allenatori da divano e sentenziatori compulsivi**. Ha bisogno di tempo, lavoro e compattezza. Quindi sì: criticate, discutete e pretendete. Ma poi sostenete la squadra e risparmiateci le continue **rotture di scatole**. Il campionato non è finito a Torino. **È appena cominciato**.

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