C’è un frangente di Juventus-Milan che rappresenta in maniera piuttosto nitida la sua crescita. Sul piano mentale e della leadership: quando Gatti realizza l’1-1, il suo primo pensiero è quello di riportare il pallone a centrocampo. Se fosse dipeso da lui non ci sarebbe stato tempo per esultare. Chico Conceiçao, dopo il pareggio, era convinto di poter ancora battere il Milan, di riuscire completare una rimonta simile a quella perfezionata dalla Roma il giorno prima contro l’Atalanta. Un segnale di maturità importante, un attimo da grande giocatore di una grande squadra.
L’atteggiamento c’è: impeccabile come sempre. Ma stavolta è lui a voler prendere per mano i compagni, anche per come si sono messe le cose in questo momento. L’emergenza infortuni imperversa in casa Juve: oggi può essere il giorno del ritorno in campo di Weston McKennie, sì, ma da qui ai prossimi tre mesi i bianconeri dovranno fare a meno di giocatori come Yildiz, Thuram e Locatelli. A questi si è aggiunto pure Boga, che ne avrà per un mese circa.
Ecco allora che contro il Sassuolo si prefigura un cambio di gerarchie: Conceiçao, se non dovesse essere schierato McKennie dall’inizio (oggi ipotesi complicata, anche se mancano ancora quattro giorni alla sfida del Mapei Stadium), rappresenterebbe l’identikit del giocatore più esperto sulla trequarti bianconera. Quello con più Juve sulle spalle: naturalmente più di Alajbegovic, ovviamente più di Nico Gonzalez e pure di Kolo Muani, alla ricerca di un gol che lo aiuterebbe a sbloccarsi anche sul piano psicologico. La stessa cosa che spera di vivere anche Chico: i due pali colpiti contro Parma e Milan denotano coraggio e personalità.