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Spalletti, tre rientri d'oro in una Juve già più sfortunata del Napoli di Conte: chi si rivede

La verità è che non c’è una sola verità. Non c’è un filo conduttore, non c’è una logica lineare a collegare gli infortuni, non esiste una spiegazione razionale. Di conseguenza, al momento, non ci sono colpevoli. La situazione di piena emergenza che riguarda la Juve in infermeria fa giustamente riflettere: 9 giocatori sono ai box. Ma già in giornata ci si aspetta una svolta. Alla spicciolata, infatti, Luciano Spalletti da qui a domenica si accinge a riabbracciare Weston McKennie, Andrea Cambiaso e Pape Matar Sarr, non necessariamente in ordine di rientro. Dipenderà dalle sensazioni dei giocatori, pronti a tornare gradualmente in gruppo. In ogni caso, il contesto non è roseo e non è detto che migliori a stretto giro. Basta leggere i numeri: tutti gli elementi schierabili in rosa, anche prima che finisse il mercato, hanno già saltato 13 partite sulle 81 complessivamente disponibili. Il 16,05%: una percentuale non certo lusinghiera. Significa, in soldoni, che ogni giocatore salta circa una partita ogni sei in calendario. Un turnover forzato, non riconducibile ad una problematica ricorrente: dei 9 giocatori ai box in 4 sono reduci da infortuni di natura traumatica.

Fatalità. Una di queste poteva essere gestita certamente meglio, visto che per esempio con Thuram c’è stato sicuramente un cortocircuito che l’ha portato ad operarsi con quasi tre mesi di ritardo: la terapia conservativa al ginocchio, del resto, non ha sortito effetti. È la Juve, ma sembra il Napoli di Antonio Conte della passata stagione, falcidiato da problemi fisici. Nelle prime tre giornate di campionato l’incidenza degli infortuni sta pesando di più sui bianconeri: per guai fisici gli azzurri, allo stesso punto della scorsa annata, hanno saltato 9 partite su 84 partite disponibili. Il 10,71%, ma con un solo lungodegente: Romelu Lukaku. La Juve ne ha già tre: Yildiz, Thuram e Locatelli. I guai a Castelvolturno, poi, si sono concentrati tra l’autunno e l’inverno e hanno investito una quantità impressionante di pedine. Cosa che certamente Spalletti si augura di non vivere sulla propria pelle.

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