«È vero, non c’è più la bolgia, come hai scritto. Ma attenzione perché io colgo dei segnali di rinascita della curva juventina e lo Stadium è sempre meno silenzioso». A parlare è Pietro Lombardo, che frequenta la Sud da quando è nato lo Stadium. Ha letto il pezzo di Tuttosport di ieri in cui si celebravano i quindici anni dell’impianto bianconero, sottolineando come è passato dall’essere un catino infuocato e terribile per gli avversari a un’atmosfera più tiepidina. E vuole esprimere il suo punto di vista, quello del secondo anello Sud.
«All’inizio lo Stadium era effettivamente un inferno per gli avversari, me li ricordo gli sguardi impauriti degli avversari, le facce dei nostri che guardavano le nostre coreografie, la spinta che il pubblico riusciva a dare in certe partite, quasi potesse segnare un gol. Poi, secondo me, la cosa è andata un po’ scemando. Le inchieste giudiziarie hanno decapitato i gruppi, si è faticato a riorganizzare il tifo, poi è arrivato il Covid e, a quel punto, è morto tutto. Lo Stadium è diventato davvero un teatro silenzioso».
«Ma, attenzione, da un paio d’anni percepisco una specie di rinascita del tifo. Domenica contro il Milan, la curva ha cantato sempre, anche dopo il gol di Cissé che aveva un po’ ammosciato il resto dello Stadium. Già nella passata stagione c’era stato il ritorno di cori ben organizzati, delle bandiere storiche, di un clima che riporta agli anni gloriosi, quelli della bolgia. E quest’anno si è ripartiti allo stesso modo: un bel segnale, se ci pensate, perché se dovesse essere legato solo ai risultati, con il disastro del sesto posto, in teoria, quest’anno sarebbe dovuto tornare il silenzio. E invece…».