Fabrizio Bava analizza il quadro finanziario del club in vista della prossima riunione del CdA: “L’ad ha rinforzato la rosa contenendo l’aumento dei costi a 15 milioni”
Cronometro, calcolatrice e pure un manuale tascabile di “bon ton”. Giovanni Carnevali ha riempito la valigia con lo stretto indispensabile quando - lo scorso 11 giugno - è partito alla volta di Torino per ereditare da Damien Comolli il ruolo di amministratore delegato della Juventus. Poco, anzi pochissimo il tempo a disposizione per mettere una pezza alle inadempienze della precedente gestione, ricucire i rapporti con alcuni dei principali club europei (su tutti il Psg) e iniziare a intavolare con l’Uefa i dettagli del Settlement Agreement.
Tutta la Serie A su DAZN, abbonati ora!
Senza dimenticare l’urgenza più impellente: imbastire un mercato a impatto zero, scandito dalle cessioni dei tanti esuberi rimasti sul groppone e dall’acquisto di profili che potessero innalzare il tasso tecnico della rosa. Fuori Vlahovic, David, Openda, Miretti, Arthur, Perin, Di Gregorio e Joao Mario. Dentro Kolo Muani, Ekhator, Lucumi, Alajbegovic, Vicario, Celik, Grabara, Woltemade e Sarr. Il risultato? La Juve è riuscita a rispettare i parametri pattuiti con l’Uefa, presentando una lista per l’Europa League meno onerosa rispetto a quella dello scorso febbraio. Eppure, se si dà un’occhiata al monte ingaggi complessivo della rosa di Luciano Spalletti, viene fuori che l’incidenza a bilancio è cresciuta del 18,92%.