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La Juve ha un piano per Sarr: Spalletti non può rischiare infortuni

Oggi l'ex Tottenham entra parzialmente nel gruppo, è in dubbio per Sassuolo Lavoro specifico per portarlo al top e ingresso graduale. Il senegalese un “box to box”. Il rebus regìa senza Locatelli

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Oggi persino un raffreddore spaventerebbe Spalletti. È successo, negli ultimi dieci giorni, qualcosa di inimmaginabile e vicino alla catastrofe: Yildiz fratturato, Thuram e Locatelli operati al ginocchio. Solo per il francese, fermo dall’inizio della preparazione e arrivato in pessime condizioni alla fine dello scorso campionato, la Juve era in allarme da un mese abbondante. Il resto appartiene alla casualità, compresa la tempistica, perché se il capitano della Juve si fosse rotto alla seconda di campionato (e non alla terza) ci sarebbe stato ancora possibilità per rimediare sul mercato o nella composizione delle liste.

Ora non si può rischiare un infortunio muscolare per Pape Matar Sarr, ingaggiato a fine agosto e tenuto sotto traccia sino a quando non è saltata la trattativa con Kessie. Il senegalese prelevato dal Tottenham è arrivato a Torino con un affaticamento al bicipite femorale che gli ha impedito di cominciare subito ad allenarsi. Anche ieri ha lavorato in modo differenziato. Oggi lo staff medico bianconero conta di reinserirlo parzialmente nel gruppo. Spalletti ha preso tempo.

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Sulla base dei prossimi due o tre allenamenti, deciderà se inserirlo o meno nella lista dei convocati per il Sassuolo. Lucio spera di portarlo in panchina per avvicinarlo al campo, ma è prematuro immaginare il suo impiego. Difficilmente entrerà in corsa anche se venisse convocato. Autonomia limitata e di pochi minuti. Sta seguendo un piano di preparazione specifica per tornare al top. Nel trittico che separa la Juve dalla sosta (Nec e Atalanta i successivi impegni), segnatamente con gli olandesi in Europa League, Sarr confida nel debutto. Altro dato di cronaca: 2 sole presenze (entrando dalla panchina) al Mondiale con il Senegal, le sue ultime prestazioni da 90 minuti risalgono a fine marzo con il Tottenham. Nella parte conclusiva della stagione in Premier ha giocato a singhiozzo, mai a tempo pieno. Logica, nel suo caso, la prudenza.

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Per la Juve evitare i rischi di un altro stop, in un reparto già mutilato, è un obbligo. Si parte con Douglas Luiz e Koopmeiners al Mapei, McKennie è il più vicino al ritorno, poi toccherà a Sarr. Muscoli e “scocca” per dare sostanza al centrocampo. Spalletti freme nell’attesa. Il senegalese, con un piede più educato, ha caratteristiche simili a Thuram. È un centrocampista di movimento, “box to box” dicono in Inghilterra, sa contrastare e ripartire, non è statico, anche se porta palla e alterna il cambio gioco all’abitudine di lanciarsi in avanti. Ora non si può escludere niente, neppure un provvisorio ritorno alla difesa a tre (3-4-2-1 o 3-5-2 per sfruttare Woltemade) per proteggersi meglio. Lucio deve risolvere un rebus enorme in regìa. Locatelli era il perno del gioco, lo schermo davanti a Bremer e Lucumi, il quinto difensore considerando nel 4-2-3-1 Douglas Luiz come mezzala offensiva aggiunta ai quattro attaccanti. Di fatto la Juve ha perso un architrave preziosissimo per gli equilibri tattici. Si tratta di trovare un nuovo riferimento con i due mediani o il vertice basso quando vedremo una mediana a tre. In prima battuta toccherà a Koop, altrimenti Douglas play di palleggio o Sarr in versione frangiflutti. La Signora cambia e tanto dipenderà dal senegalese ex Tottenham: il suo inserimento può fare la differenza.

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