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Emergenza Juve, Spalletti ha un piano: modulo da rispolverare e il gioco delle coppie

Sì, il numero di defezioni fa spavento. Eppure, Spalletti non si scompone. È convinto che dietro la trappola dell’emergenza si celi l’opportunità di scoprire una Juve diversa, attingendo a quella fame di chi, per motivi diversi, ha visto il campo con il contagocce. Anche perché da qui a fine stagione serviranno tutti. Nessuno escluso. A imporlo è la logica stessa dell’Europa League. O meglio, la logistica della seconda competizione europea: nella migliore delle ipotesi, giocando il giovedì sera, la Juve di settimana in settimana avrà al massimo un paio di sedute di allenamento per preparare il successivo impegno di campionato. A volte una soltanto.

Spalletti, il meccanismo

Per uscirne illesi, Lucio appalterà un meccanismo di rotazioni ragionato, con coppie possibilmente simili - per compiti e caratteristiche - che si alterneranno nell’11 titolare. Infortuni permettendo, s’intende. Lo spettro degli straordinari resta. Soprattutto per quegli interpreti che - sulla carta - non avranno un ricambio designato per l’Europa. Basti pensare a Conceiçao e al suo alter ego, Edon Zhegrova, tagliato fuori dalla lista Uefa...

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Scelta sfortunata, se si considera che è arrivata nella settimana del ko di un altro trequartista, Jeremie Boga, finito ai box a margine del pari con il Milan (ne avrà almeno per un paio di mesi). E con i rientri di Cabal ed Ekhator calendarizzati per la metà di ottobre, l’imperativo non può che essere uno soltanto per questo primo mini tour de force bianconero: stringere i denti fino alla sosta.

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