TORINO - Servirebbe un gol. Servirebbe una prova da attaccante. Servirebbe più concretamente una risposta alle tante, già troppe, domande che si stanno sommando dalla Continassa al resto del mondo, dove adesso le speranze riposte in Randal Kolo Muani iniziano a diradarsi. Le prime quattro partite hanno restituito un’immagine malconcia del francese: gli errori sono stati grossolani, la fatica è stata evidente, l’ultimo gol è datato 18 marzo. E pure**la fiducia di Spalletti è sembrata più necessaria che sentita,** come necessario era diventato pure quel pungolare di Frosinone, frainteso dai più ed evidentemente neanche colto dalla punta. Però è questa, la Juventus. Non c’è nient’altro da dire, da dirsi, da chiarire: è rispondere, sempre sul campo. Ed è vincere, tutto quello che si può. Dalle partite ai duelli, persino le sfide personali: quelle che ti pone l’allenatore, quelle a cui ti costringe il destino, per Kolo mai stato esattamente un alleato.
Da quando è stato etichettato come il grande fenomeno del calcio francese - in fondo: al Psg è andato per la cifra monstre di 90 milioni, quando non eravamo nemmeno così abituati -, il sogno si è frammentato in mille obblighi, e gli obblighi sono diventate pressioni, utili solamente a schiacciarlo nell’angolo delle attese. Randal ha cercato a lungo casa, dopo non averla trovata a Parigi. Torino gli è sembrata sicura, così sicura da aspettare un’estate intera come Godot, strappando un biglietto nel finale per il Tottenham. Così bella da rifiutare qualsiasi altra opzione, un anno dopo, per far combaciare le sensazioni di inizio 2025 con quelle che vorrebbe provare per tutta la carriera. Cioè, gol. Fiducia. La certezza di partire davanti. E di una squadra a supporto, la stessa che è stata fondamentale nell’ambientamento iniziale e che adesso gli sta vicino, facendo quadrato, proprio come Spalletti. Il carro di cui ha parlato domenica è ben evidente: bullone dopo bullone, l’ha virtualmente posto all’interno della Continassa in attesa di tirarlo fuori per festeggiamenti. Riparte da lui, domani. Ma è una scelta da “shock temporale”, come ama ripetere sull’estro dei suoi.