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"Juve, faccio il conservatore: la ricetta se vuoi tornare a vincere è una. Como? Scudetto se..."

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Qualcosa di vero. Qualcosa di forte. Qualcosa di più umano, “anche se oggi non è solo l’umanità a mancare”. Massimo Mauro, ospite della festa Fiom-Cgil di Torino, ha parlato di tutto, ma più di tutto del suo calcio. Partendo dai ricordi, certo. Però attraversando pure il vissuto e il testimoniato, con gli occhi di chi, certi contorni, oggi fatica a coglierli un po’ di più. “Posso fare dei nomi per indicare quale sia il mio calcio? - chiede subito - Prima stavamo parlando dei miei tempi, che ormai sono quelli “vecchi”. Dico Palanca , come esempio. E lo dico perché potete immaginare la gioia di poter giocare in Serie A insieme al proprio idolo. Io andavo a vedere Palanca allo stadio quando avevo 14-15 anni. Poi ci ho giocato insieme. È una cosa che augurerei a tutti i bambini: poter arrivare un giorno a giocare insieme al proprio idolo”. Da strabuzzare gli occhi. Ovviamente, subito lucidi.

“*È tutto completamente diverso, ora. Abbiamo questo strumento, il telefonino, che è la vera tragedia. Lo è per i grandi, ma soprattutto per i più piccoli. Fanno fatica a capire quanto uno strumento del genere possa condizionare la loro crescita e perfino il loro divertimento. Ed è difficile anche spiegarglielo”. Comunque, aspetti sociologici a parte, l’importante è tornare al gioco, nel senso più puro del termine. “Un’altra cosa che mi piacerebbe molto è che ci preoccupassimo dei pensieri dei bambini che iniziano a fare attività sportiva. Quello è veramente cambiato. Oggi è tutto organizzato. Un bambino arriva a sette anni e ha già la vita organizzata. Secondo me dovremmo spiegare una cosa semplicissima: buttare una palla in mezzo a un campo e far correre i bambini dietro quella palla crea pensieri. Crea fantasia, generosità, la capacità di capire la difficoltà di un compagno. Ti abitua ad affrontare i problemi reali con un’altra testa*”.

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"Maradona e Platini, la differenza dei più grandi"

Già, ma come si coniuga con i tempi che si vivono? Mauro ripercorre Maradona, che solo qualche settimana fa aveva definito come “il compagno più altruista di tutti”. Spiega il perché: “Vivere tutti i giorni con uno come Diego è stato meraviglioso, sia in campo sia fuori. In campo, la cosa che mi sorprendeva era proprio questa: il più forte di tutti era anche il più generoso di tutti. Diego era sempre a disposizione per risolvere il problema del compagno. Se eri incasinato con la palla, alzavi la testa e lui era lì, disponibile a riceverla. Lo so che uno si aspetterebbe che raccontassi la punizione contro la Juve, un dribbling, un gol. Ma le cose che contano sono queste. Essere il più grande ed essere contemporaneamente il più generoso è qualcosa che quasi non esiste”.

E Platini? “Era un giocatore formidabile, faceva un sacco di gol. C’è una cosa fondamentale nei grandi calciatori: non sbagliavano le grandi partite. Avevano carattere. E Platini era uno di quelli a cui dovevi dare sempre la palla. Una volta raccontava che Manfredonia non gli passò il pallone. Quando l’azione finì gli andò vicino e gli disse: “Perché non me l’hai passata?”. Manfredonia gli rispose: “Avevi l’uomo addosso”. E lui: “Io ho sempre l’uomo addosso. Passami la palla, altrimenti non la vedo mai”. Questo fa capire che tipo di giocatore fosse”. E quanto quell’esempio possa valere, soprattutto per i caratteri ancora da formare: “I giocatori di oggi, se volessero migliorare, dovrebbero guardare i filmati di Platini. Guardare come pensava il calcio e come giocava. Aveva una tecnica di base straordinaria”.

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