L’olandese, già decisivo con Parma e Milan nei finali di partita, chiamato a rilanciarsi dopo l’estate in bilico
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Provaci ancora Koop. E provaci fino in fondo, perché di occasioni certamente non mancheranno. Del resto, come potrebbero: la Juve in questo momento non ha a disposizione Locatelli e Thuram, ha appena recuperato Sarr mentre McKennie non ce l’ha fatta. Certo, c’è Douglas Luiz, e Spalletti ha fatto di tutto per renderlo nuovamente un centrocampista di livello assoluto, però di fianco serve un equilibratore. E uno con soluzioni. Insomma, Koopmeiners. E non la versione vista negli ultimi due anni a Torino, quando vagava per il campo alla ricerca di una missione per arrivare a una consacrazione. Ma quella che, con Parma e Milan, in quest’inizio di annata si è fatta pure decisiva. Perciò, rieccoci. Altra prova, altra chance.
Altra bellissima opportunità, presa un po’ così, per necessità, ma non vuol dire che non l’abbia meritata fino in fondo. Anzi: forse arriva nel momento migliore dell’olandese, che ha saputo finalmente mettersi alle spalle un mercato inconcludente, pure per sua stessa volontà. La Juventus non ha utilizzato mezze misure con lui e con il suo entourage: fosse arrivata una buona proposta, pure in prestito, il club l’avrebbe valutata e avrebbe caldeggiato l’uscita, così da liberare spazio di rosa e salariale per ingaggiare un centrocampista di livello. Il cambio della guardia era presto immaginato: per far spazio a Kessié, poi finito all’Atalanta, l’idea iniziale era quella di procedere con l’addio di Koop, da cui però non sono mai arrivati segnali in tal senso.
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Da esubero a titolare: Koop ci prova ancora
Tutt’altro: sul suo tavolo sono arrivate soluzioni minori dalla Premier League - mai tramutate in vere e proprie offerte - e poi sondaggi dall’Arabia Saudita, dove Teun non ha comunque pensato di andare a giocare. Nemmeno per tutto l’oro del mondo. Due chiamate l’hanno davvero stuzzicato: la prima, quella del Galatasaray, affrontato un anno fa in Champions League e con la stessa prospettiva di poter vivere un’annata da outsider in Europa; la seconda, quella della Roma, con cui però i rapporti sono più che freddi, anche per l’affare Celik, gli strascichi per l’addio di Massara, grandi e piccole questioni che hanno portato Gasperini a rinunciare all’obiettivo di ricongiungersi con il suo Koopmeiners.
Naturalmente, tutto sarebbe nato in prestito, che poi è stato sin dall’inizio il vero deterrente all’addio. Il centrocampista, sin dall’estate, ha avuto in testa solamente la voglia di riprendersi la Juventus, con Spalletti come principale alleato. L’alternativa, unica possibile, sarebbe stata una nuova avventura, però a titolo definitivo. Per ricominciare. E per ritrovare vecchie sensazioni, le stesse luci della ribalta che ora rincorre (ancora) in maglia bianconera. In bocca al lupo.