Leggi il commento sulla situazione in casa Juve dopo la sconfitta di Reggio Emilia contro il Sassuolo
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La prima sconfitta della Juventus in campionato in fondo non sorprende, è la logica conseguenze delle tre partite che l’hanno preceduta là dove la squadra di Spalletti non è mai stata capace di regalare spettacolo, concretezza e gol. Una settimana fa si era salvata con la rete in pieno recupero di Gatti, un esubero mancato, questa volta c’era quasi riuscita con un altro possibile esodato, Zhegrova, prima di precipitare nel baratro delle proprie nefandezze e di follie tattiche da quarta categoria. La seconda e terza rete del Sassuolo, a difesa scoperta, con errori imbarazzanti dei difensori, con quel ‘tutti avanti alla parrocchiana’ nel tentativo di vincere, mettono sul banco degli imputati anche l’allenatore. Che, forse, dovrebbe essere un po’ meno filosofo in frangenti come questi.
Come capita spesso, come era prevedibile, la Juventus è chiamata a spostare il pullman che gli allenatori avversari inizialmente mettono davanti alla propria porta per poi uscire dal guscio e colpire alle spalle. Lo ha fatto anche Aquilanicon il suo Sassuolo: un volta si diceva catenaccio e contropiede, adesso fa più fine parlare di difesa bassa e ripartenze, ma la sostanza non cambia. Ed è una tattica che funziona e porta risultati - nello specifico la vittoria - soprattutto se chi c’è di fronte non riesce mai a trovare una soluzione efficace. Per spostare quel pulmann e circoscrivere i pericoli (Vicario ne ha corsi parecchi, Esposito è stato un bell’ossicino da mordere, addirittura letale con il diagonale del gol) è necessario che ci sia circolazione veloce della palla, esterni che saltino l’uomo e un attaccante che sappia muoversi negli spazi angusti, destreggiandosi quasi sempre con un paio di marcatori addosso.
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Ora: la circolazione della Juventus è stata molto lenta, un po’ perché Douglas Luiz non ha parentele con Usain Bolt, un po’ perché Koopmeiners - il sostituto innaturale di Locatelli - è tornato a essere molle come una mozzarella, un po’ perché gli spazi erano quelli di un supermercato alla vigilia di Natale. E poi: Alajbegovic e Conceiçao hanno sì provato a fare male al Sassuolo con una serie di fiammate pericolose ma Kolo Muani non ha mai saputo raccogliere il frutto di quelle iniziative. Alla quarta giornata di campionato sarebbe eccessivo parlare di ‘caso’, però il niente sotto vuoto spinto di Kolo Muani comincia a diventare un problema non da poco per Spalletti che deve gestire una serie infinita di assenze e ha ‘correttivi’ ridotti all’asso. La difesa d’ufficio dell’allenatore, la storiella del carro bla bla bla, funziona una volta, massimo due, forse tre.
Poi il carro deve cominciare a viaggiare spedito, cioè essere parte integrante della squadra e fare ciò per cui è stato rincorso per mesi e pagato 50 milioni di euro, ovvero segnare. Il francese non solo è al quarto ‘cleen sheet’ consecutivo ma nemmeno riesce a tirare in porta. Quasi come non averlo in campo. Meglio Nico Gonzalez, non solo per la traversa che ha scheggiato dopo pochi istanti, ma per il contributo dinamico che ha dato alla manovra offensiva. Tanta roba per uno che non voleva rimanere e che la società desiderava vendere. Spalletti non ha bisogno di alibi e nello specifico li rifiuta, è vero che il convento offre pochissimo se non acquisti dell’ultima ora (Woltemade e Sarr) ed esuberi (Zhegrova), però in assoluto è il progetto che scricchiola. E non da ieri.