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Ultimi aggiornamenti: 14 set 2026, 09:02
L'intervista a 'Il Genio'.
Presidente della Federcalcio e più grande giocatore della storia del Montenegro: questa è la vita de 'Il Genio', Dejan ****Savicevic****, che ha rilasciato una lunga intervista ai colleghi de __La Gazzetta dello Sport__ dove ha toccato diversi temi.
Queste le sue dichiarazioni.
* ****Savicevic**** parte così: "Ma no, non ero un genio, ero solo un ottimo giocatore. Siete stati voi della Gazzetta a chiamarmi così. Forse perché facevo cose che gli altri non potevano fare, forse perché avevo più fantasia. E' allegro e fa un po’ ridere. I miei amici e i miei compagni quando vogliono prendermi in giro mi chiamano Genio. In Italia tutti, ma è esagerato".
* "Abitavamo in una casa dietro la stazione. Mio fratello Goran voleva diventare macchinista. Poi ha fatto l’agente immobiliare. Io scappavo fra i binari e andavo a giocare in un campo pieno di pietre. Ho imparato lì a palleggiare. Ero un giovane bandito, avevo un futuro da tagliagole. Per fortuna sono diventato un giocatore, a 13 anni nell’Ofk Titograd".
* "Un po’. Non facevo molti goal, mi piacevano gli assist, era bello far segnare i compagni. Con il Buducnost sono arrivato in Nazionale. Avevo 20 anni, abbiamo battuto 4-0 la Turchia e io ho fatto il terzo goal. Nel 1988 sono andato alla Stella Rossa di Belgrado, campione della Jugoslavia. Ero solo un giocatore di una grandissima squadra. Molti campioni, mi facevano sentire bene. Mi amavano, ma anch’io ho amato tutte le mie squadre. Il Buducnost, la Stella Rossa, il Milan e il Rapid Vienna. Soprattutto la Stella Rossa, che resta la mia prima squadra di casa".
* Grande spazio al ****Milan**** nell'intervista di ****Savicevic****: "È sempre nel mio cuore. ****Sono arrivato nel 1992, dovevo andare alla Juve, poi alla Roma, poi al Monaco in Francia. Io ero alla Stella Rossa, stavo bene. Avevamo vinto la Coppa dei Campioni, battuto il Marsiglia a Bari. Ho faticato per un anno e mezzo. È stata dura, avevo qualche problema fisico e davanti c’erano Gullit, Van Basten, Rijkaard, Papin. Ma ho scelto l’Italia perché era il campionato più bello del mondo e c’erano i giocatori migliori. Una buona scelta****, in un’altra squadra non avrei vinto tanto e avuto la visibilità che mi ha dato il Milan. E poi i tifosi. Splendidi, appassionati. I loro cori erano la miglior carica. Fa molto piacere che la gente dopo più di vent’anni si ricordi di me. Ci sono quelli che mi dicono che ero come Platini. È bello".
* "Mi piacevano i fuoriclasse, gli uomini della fantasia. Ho amato soprattutto Maradona, e prima di lui Anto Mirocevic e Safet Susic: fantastici. Maradona non l’ho mai conosciuto personalmente, ci ho giocato contro ai Mondiali del 1990, a Firenze. Abbiamo perso ai rigori. Io ho fatto gol, Diego lo ha sbagliato. Anche se nel 1990 ero abbastanza conosciuto, rispetto a Maradona non ero nessuno. Lo guardavo con ammirazione. Ero innamorato anche di Platini, il mio giocatore ideale. Ma non ci siamo mai parlati. Una volta a Belgrado ho giocato contro la Francia. Sono entrato quando loro erano in vantaggio 2-1, ho fatto due cose, due passaggi e abbiamo vinto 3-2. Alla fine siamo usciti assieme e volevo parlargli, presentarmi, dirgli solamente: 'Ciao Michel, io sono Savicevic'. Ma non conoscevo il francese, parlavo solo slavo. E allora ho tirato dritto senza dirgli una parola. Eh, bei ricordi...".
* ****Savicevic**** conclude così il suo intervento: "Mmm... ****il mio era un altro Milan, eravamo sempre in finale di Champions. Di questo ho visto poco, solo spezzoni in tv. È giovane e fresco. Anche l’allenatore è giovane****. Contro la Lazio ha avuto una bella reazione. Dobbiamo aspettarli con pazienza e accettare anche gli errori, fanno parte del calcio. Lo so, non c’è tempo, ma la qualità dovrebbe uscire, si metterà al pari con le altre. L’Inter purtroppo mi sembra più avanti. Ma la stagione è lunga e complicata per tutti. Aspettiamo. Io ho aspettato un anno e mezzo".