L’ingresso dirompente del kosovaro si traduce in un nulla di fatto: due gol da dimenticare. E ora quel paradosso…
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REGGIO EMILIA - Se sarà un'altra vita, lo dirà solamente il tempo. Se sarà qualcosa di concreto, lo stabilirà solamente Spalletti. La Juve è tanto, troppo nei lampi di Zhegrova. Nel senso: gli somiglia. Perché discontinua, disattenta, poi però la pungoli sui nervi e viene fuori. In qualche modo. In ogni modo. Ora: guai a montare illusioni, non è tempesta con lampi e tuoni in lontananza. Però la sensazione viva, concreta, è che quantomeno Spalletti abbia ritrovato una soluzione. E che questa soluzione se la debba comunque coccolare, soprattutto dopo la decisione di tenerlo fuori dalla lista Europa League.
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Edon è diventato l'ultimo assalto, l'ultima risposta ai problemi di questa squadra. L'ultimo dell'elenco, quando ancora c'è un po' di spazio per lui. Quello che deve dare, senza mai prendere o pretendere. Ed è la prima volta che gli capita, in carriera. Ed è la prima volta che ha deciso di non andare via e di combattere per un posto, forzando le sue qualità, scommettendo sul più grande punto interrogativo della sua carriera: quella continuità, di campo e atletica, che molto spesso gli è mancata.