TORINO - Quattro storie differenti per compiti, responsabilità e, soprattutto, attenuanti di natura contestuale. Difficile, infatti, paragonare gli exploit dei profili “green” prestati dalla Juventus - su tutti Adin Licina e Vasilije Adzic - a quelli dei vari esuberi della precedente gestione. Eppure nelle retrovie del tifo bianconero, si fa sempre più strada una teoria dai connotati inquietanti. Quella del Re Mida al contrario. E cioè che chiunque indossi la maglia della Juventus corra il rischio di perdersi. Di farsi schiacciare dal gravoso peso delle aspettative di un popolo che non ne può più di respirare di anno in anno il solito purgatorio calcistico.
Insomma, che la Juventus sia diventata qualcosa di spaventosamente simile al Manchester United. Per carità, è presto, anzi, prestissimo per tracciare un bilancio esaustivo dei vari casi in esame. Ma fa davvero specie vedere che profili scostanti e sfiduciati come Jonathan David e Lois Openda - tra le note più dolenti della passata stagione bianconera - siano tornati a brillare lontani da Torino. Il canadese, dopo un’estate trascorsa a dribblare le proposte di mercato, ha aperto al trasferimento in prestito all’Atletico Madrid. Da lì, gli “sfottò” social dopo le prime sedute di allenamento dell’ex Lilla per via delle sue condizioni fisiche (c’era chi lo accusava di essere in sovrappeso) a scatenare l’ira di Antoine Griezmann, spesosi in prima linea per difenderlo. Fino ad arrivare all’esordio in Liga di domenica sera,dove David si è preso subito una piccola rivincita siglando il gol del 2-0 contro il Real Sociedad. Stop, doppio dribbling e sinistro all’angolino. La Juve - manco a dirlo - non può che esserne contenta. Anche perché sulla sua testa pende una clausola per il diritto di riscatto da 25 milioni di euro. Ossigeno puro per le casse del club, anche perché si tratterebbe di una copiosa plusvalenza da inserire a bilancio.