A Nimega il calcio corre veloce, quasi quanto il fiume Waal che attraversa la città e ne accompagna la storia. Poco meno di 200mila abitanti, a un passo dal confine tedesco, in una terra di frontiera dove l'identità olandese si mescola inevitabilmente con quella dei vicini. È qui, in questa città antica e vivace della Gheldria, che il NEC ha costruito la propria casa e una squadra capace di far rumore ben oltre i confini locali. Lo scorso campionato è arrivata la qualificazione in Champions, solo sfiorata però, a causa dell'eliminazione contro il Bodo/Glimt. Il NEC però non è da sottovalutare in Europa League: non ama nascondersi, vuole giocare, aggredire e attaccare. Una vocazione offensiva. E adesso la prossima sfida sarò la Juventus, a Torino. Di fronte ai bianconeri non ci sarà una squadra intenzionata a fare da comparsa e Spalletti si ritroverà di fronte anche vecchie conoscenze legate alla Serie A e dei vecchi e brutti ricordi per i tifosi della Vecchia Signora.
A guidare il NEC c'è Dick Schreuder, cognome che nel calcio europeo evoca immediatamente quello del fratello Alfred, ex allenatore dell'Ajax e già nello staff di Nagelsmann con la Germania, prima dell'arrivo di Klopp. Dick ha costruito la propria parabola lontano dai riflettori, arrivando in Olanda dopo l'esonero dal Castellón, in Serie B spagnola, e trasformando il NEC in una delle realtà più spettacolari del calcio olandese. Sotto la sua guida è arrivato il miglior piazzamento nella storia del club, ma soprattutto un'identità tattica talmente riconoscibile da meritarsi un soprannome con un gioco di parole sul suo nome: il "Dickie-taka".
Un calcio offensivo, aggressivo, quasi sfacciato, costruito sulla pressione altissima e sulla ricerca ossessiva del pallone appena perso. Un gioco però anche pericoloso, infatti il portiere Crettaz, lo ha definito "Kamikaze". Tutto questo può causare una mancanza di equilibrio e la Juve potrebbe sfruttare eventuali voragini, proprio come ha fatto il Bodo/Glimt ai playoff di Champions.