TORINO - Le locandine di Conte sono appese, non da ieri, sotto ai portici e in alcune pasticcerie rinomate di Torino. Fanno parte della cornice, inseguono la Juve come un’ombra e rispuntano ogni volta in cui non vince. Quasi inevitabile dopo le scosse di inizio estate, la Champions consegnata in volata alla Roma e al Como, l’addio di Comolli. Lucio ha le spalle larghe e sa di doversi confrontare con le aspettative e anche un inizio di stagione un po’ così, per non dire terrificante come lo scivolone di Reggio Emilia. Si era messo in discussione da solo a fine campionato, difeso e confermato dalla proprietà a distanza di appena due mesi dal rinnovo del contratto. Il rapporto con John Elkann è solido, Carnevali lo ha blindato, Massara lo ha seguito e coinvolto in sede di mercato, alcune scelte e la composizione dell’organico lasciano qualche interrogativo, ma non può essere solo il ko con il Sassuolo a rimettere in discussione una strategia su cui alla Continassa lavorano con intensità da inizio luglio e facendo attenzione ai conti. La continuità fa la differenza, ma a qualsiasi allenatore servono i risultati per andare avanti e alla Juve il comandamento vale ancora di più. Lo racconta lo statuto, si gioca per vincere anche quando non si è attrezzati per riuscirci con facilità.
La Juve sfida il temibile Nec
Basta pensare all’atmosfera, spesso impaziente e rumorosa, dell’Allianz Stadium. Un loggione. È abituato bene il popolo bianconero, il peso della storia e della tradizione su quel campo rende scivolosa qualsiasi partita. Ci sono momenti in cui la frenesia ti assale e devi subito mettere in chiaro i valori, il dominio e il controllo del gioco. La voglia di Juve non si è appassita. Questa sera per gli olandesi del Nec Njimegen, terzi in Eredivisie nella stagione, un fenomeno da studiare nel calcio europeo senza farli passare per l’Ajax di Michels, si scomoderanno in quarantamila. Quasi sold out. Una risposta notevole. E allora il nuovo debutto in Europa League della Juve, che non partecipava alla prima fase del torneo dalla stagione 2010/11 (allenatore Delneri), equivale a una svolta.
La formazione della Juventus
La Juve deve tirare fuori una prestazione convincente, magari segnando tre o quattro gol, per tirarsi fuori da un principio di crisi e approcciare nel modo giusto una competizione in cui viene considerata tra le logiche favorite. Alzare la Coppa a Francoforte, si sa, garantirebbe un posto in Champions. Mica poco di questi tempi. Occorre sottolineare un altro aspetto: con Spalletti, da fine ottobre del 2025, la Signora non era mai apparsa così brutta e disconnessa sul campo come al Mapei. Il ko di Locatelli e Thuram ha contribuito, non poco, per smarrire la bussola. Spalletti forzerà il recupero di McKennie e non ha escluso il cambio di modulo, per proteggersi meglio con il 3-4-2-1. Occhio al 4-3-3 per dare forza al centrocampo. È rimasto abbottonato sull’assetto offensivo. Potrebbe essere la serata giusta, in ottica turnover, per il debutto da titolare di Woltemade, il gigante tedesco paragonato a un frisone per la folta criniera. Il tema tattico, con gli olandesi sbilanciati, potrebbe invece suggerire l’impiego di Kolo Muani, abituato a correre nelle praterie. Chissà se Lucio, pensando ai suoi cavalli nella tenuta di Montaione, ritroverà il tocco magico.