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"Non ho grandi ricordi della Juve e nessun rimpianto": Sarri infiamma la sfida con l'Atalanta

Sarà un ritorno dal sapore particolare, quello di Maurizio Sarri allo Stadium. Il tecnico dell’Atalanta si prepara infatti a incrociare nuovamente la Juventus, proprio nella casa bianconera che nel 2020 lo aveva visto conquistare il suo unico Scudetto e l'ultimo della storia della Vecchia Signora. Oggi, però, lo scenario è cambiato: il tecnico è alle prese con una nuova sfida alla Dea. Da Empoli a Napoli, fino alla parentesi al Chelsea, il tecnico ha ripercorso le tappe della sua carriera e ha raccontano una nuova vita nerazzurra che passa dal lavoro, dalla pazienza e da un’idea di calcio ancora tutta da plasmare. E ora l'obiettivo è fare bene contro Spalletti. Intanto Sarri ha caricato l'ambiente, snobbando la sua esperienza a Torino: "Non ho grandi ricordi". E non averli con un tridente offensivo composto da Ronaldo, Dybala e Higuain stona molto. Senza considerare gli arrivi di a De Ligt, Romero, Demiral e il ritorno di Buffon. Parole che confermano come l'amora con i tifosi bianconeri non sia scattato anche e soprattutto per l'eliminazione precoce con il Lione agli ottavi di Champions e le sconfitte in Coppa Italia e Supercoppa, pur avendo una grande rosa.

La nuova vita all'Atalanta e le analogie col passato

Sarri ha iniziato l'intervista a Sky Sport Insider parlando subito della sua nuova vita all'Atalanta:"Se questo inizio di stagione ha analogie con esperienze passate? Con parecchie, con qualcuna no, con altre sicuramente sì. L'esperienza più simile è stata a Empoli: dopo nove giornate eravamo ultimi in classifica e abbiamo poi fatto la finale playoff. A Napoli dopo quattro partite avevamo due o tre punti. Difficoltà che sono venute fuori costantemente nel corso della mia carriera. L'unica esperienza in cui la fase iniziale è stata positiva nei risultati è stata al Chelsea. Per il resto è sempre stata una difficoltà, ed è palese il motivo: più il modo di giocare precedente era completamente diverso dal mio, più la difficoltà aumenta all'inizio. È un anno di costruzione: sia il direttore sportivo che la società non fissano obiettivi materiali di breve periodo, ma parlano di costruzione per avere obiettivi solidi nel medio periodo".

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Poi proprio sul modulo: "Quanto conta il sistema di gioco? Il modulo lascia il tempo che trova, è un'ipotesi come un'altra. Quello che conta davvero è il modo di difendere e l'idea per attaccare, il modo in cui la squadra si muove e ragiona collettivamente. Il modulo può avere la sua importanza, certo, ma non è quella decisiva nel determinare il livello di una squadra".

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