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Addio a Sandro Mazzola: il talento e la storia, dal padre Valentino alla Grande Inter

**Sandro Mazzola**, morto a 83 anni, incontrò una volta sul campo la leggenda ungherese del Real Madrid Ferenc Puskas che gli disse: «Ragazzo, ho giocato contro tuo padre Valentino e tu sei degno di lui». La storia di Sandro Mazzola comincia prima di indossare la maglia di calciatore, comincia con suo padre **Valentino, il [capitano del Grande Torino](https://www.vanityfair.it/sport/calcio/2019/05/03/grande-torino-anniversario-superga-70-bambini-sport)**[, la squadra simbolo dell'Italia dopo la guerra, la squadra distrutta nello schianto del suo volo sulla collina di Superga il 4 maggio del 1949.](https://www.vanityfair.it/sport/calcio/2019/05/03/grande-torino-anniversario-superga-70-bambini-sport)

Da bambino, era nato nel 1943, veniva portato a calciare il pallone nel campo del papà. Orfano a sei anni è cresciuto con la madre, già separata dal campione prima che esistesse il divorzio, fra la campagna lombarda e porta Ticinese. Da ragazzo giocava all'oratorio con Adriano Celentano e Tony Renis. Da adulto ha percorso **una carriera che mai ha sentito l'ombra di quel genitore morto così presto.** Se quello era il Grande Torino, **Sandro Mazzola è stato il gioiello della Grande Inter degli anni Sessanta**, quella di Helenio Herrera allenatore e Angelo Moratti presidente. Il primo voleva mandarlo a farsi le ossa al Como, il secondo disse no. Sua madre lo salvò poi dal passaggio alla Juventus. Nerazzurro per sempre, con quello della Nazionale come unico altro colore.

Con l'Inter oltre quattrocento presenze fra il 1960 e il 1977. «Quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A (nel 1965 con 17 gol) e in Coppa dei campioni (7 gol nel 1964). Secondo nel Pallone d'Oro 1971, dietro a Johan Cruyff». A elencare i successi in nerazzurro è la società che lo ricorda come un giocatore diventato storia.

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