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Dieci più McKennie: Spalletti lo mette dappertutto e gli infortuni alla Juve si sentono di meno

Lucio in emergenza può andare avanti con il 3-4-2-1: Wes è la chiave tattica, basta spostarlo e si torna al 4-2-3-1

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Wes, la coperta di Lucio. Dove lo metti, sta. Un uomo per tutte le stagioni, la vera chiave tattica della Juve. Rientro decisivo per transitare verso la difesa a tre e coprirsi meglio, non solo perché l’atteggiamento tattico e il pressing “allo sbaraglio” del Nec Nijmegen consigliava una linea a cinque e la fase di attesa con palla lunga per ribaltare il gioco. Spalletti voleva recuperare l’americano a ogni costo. Si sapeva perché. Un attaccante in meno, un centrocampista in più. Ecco il vero cambiamento. «Non so se definire un ruolo per McKennie. Lui può fare tutto» ha spiegato Lucio nella notte dell’Allianz Stadium. Se si fosse spostato nella posizione di trequartista, con gli stessi undici titolari scelti per l’esordio in Europa League, la Juve avrebbe potuto interpretare il 4-2-3-1. Spalletti era più disteso e rilassato dopo i cinque gol agli olandesi. Ha fatto capire che ora, considerando l’emergenza, andrà avanti con il 3-4-2-1. «Mi sembra abbiate detto che andavamo un po’ troppo a giro per il campo» ha sottolineato con un filo di ironia, riferendosi al crollo del Mapei, quando la squadra (non solo in occasione del 3-2 di Adzic) si era fatta infilare in campo aperto, con le distanze lunghe e la squadra spaccata in due. Wes, è chiaro, ha permesso di cambiare e di tornare al vestito tattico della stagione passata, occupando la fascia sinistra. «L’anno scorso, giocando in questo modo, abbiamo vinto tante partite». Dettaglio significativo. Celik occupava la fascia destra. Dopo sessanta minuti, per dare respiro all’americano, è entrato Bremer, il turco è tornato sulla corsia sinistra e Kalulu è avanzato per gestire, come succedeva con Tudor.

Nella passata stagione Spalletti, anche in base al tipo di avversario, passava dal 3-4-2-1 ereditato dal croato al 4-2-3-1, il suo assetto preferito, oggi mutilato dai ko (a lungo termine) di Locatelli e Thuram, dall’indisponibilità (sino a due giorni fa) dell’americano e dal rodaggio di Sarr, alla prima da titolare. È stato fisiologico tornare al passato. Un centrale in più in difesa ha garantito copertura. «C’è anche l’esigenza di recuperare compattezza e fare il blocco basso» ha spiegato il tecnico, alla ricerca della solidità. Ci sono le controindicazioni. Va recuperato Cambiaso, in dubbio per l’Atalanta. Solo McKennie e Celik, più Kalulu in versione difensiva, possono adattarsi sulle fasce con la difesa a tre. Mancanza di cambi. La Juve è stata costruita per gli esterni di attacco. L’emergenza legata all’assenza di Yildiz e Boga giustifica una virata temporanea. In rosa ci sono anche Conceiçao, Alajbegovic, Nico Gonzalez, Zhegrova e persino Kolo Muani, se e quando Spalletti deciderà di impiegarlo dietro a Woltemade. Le rotazioni sono limitate anche sulla linea mediana: Sarr, Koopmeiners, Douglas Luiz, più Wes e Owusu. Spalletti, su un certo tipo di 4-2-3-1, è stato chiaro. «Con quattro attaccanti si può giocare solo tenendo palla, non perdendola». Un equilibrio precario. Il vizio di Reggio Emilia già visto con il Milan. Frosinone e Parma non erano test di sostenibilità.

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