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Spalletti esclusivo: "Mio figlio via dalla Juve per me. Io come Gatti e Brio, ho fatto vari mestieri..."

Dall'esperienza in Nazionale al presente bianconero: tanti i temi trattati dal tecnico della Vecchia Signora in un'intervista in cui si è raccontato a 360°

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Vincere alla Juventus: è la missione più complicata della sua carriera? «Qui prima di tutto devi imparare ad usare la pressione. Ed è un privilegio che appartiene solo a chi ha questa storia da onorare. La Juve non ti dà diritti e si misura in ciò che sei disposto a dare ogni giorno. Nel calcio puoi vincere con un solo tiro in porta, ma è impossibile conquistarsi la stima dei tifosi senza meritarla. Noi dovremo essere all’altezza, rendere la gente orgogliosa di noi: distruggiamo il campo e consumiamo il pallone, poi vedremo dove ci porterà questa attitudine». Le è mai passato per la testa di vincere con la Juve e poi smettere, come fece Michel Platini, che lasciò da giovane e al top della forma? «Chi ha fatto un percorso come il mio capirà quando dovrà smettere: è un momento che si presenterà in maniera chiara davanti ai miei occhi. Non è una fase che sto programmando».

Spalletti: dall'esperienza in Nazionale al calcio cambiato

Ha mai tirato le somme della sua esperienza da commissario tecnico? «Mi dispiace aver lasciato qualcosa in sospeso. Ma resto sempre della stessa idea: alla Nazionale si vuole bene comunque». Ma lei si è mai sentito commissario tecnico fino in fondo? «Sì, già dal primo momento in cui mi è stato affidato l’incarico. Ma se mi chiede se mi sento di aver realizzato totalmente l’idea di Nazionale che avevo in testa vi dico subito che il mio resta il bilancio di un’esperienza incompleta». Dal suo esordio in Serie A da allenatore sono passati 29 anni. Come si è evoluto Spalletti in tre decenni e perché Spalletti è ancora di tendenza? «Non lo so, ho cercato solo di aggiornarmi. Ma il calcio è cambiato più di me di sicuro: oggi devi creare vantaggi in spazi minimi, sotto pressione, ancora prima di ricevere la palla. Sta diventando un gioco di forme e non di posizioni».

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