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Romano, con Pisacane sfida la Juve che lo osserva

Il centrocampista che ha scelto l'Italia torna in rossoblù dopo essersi riscattat contro la Turchia a Bologna

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Se andate all’estero, vi conviene portarvi Alessandro Romano: parla lo svizzero-tedesco (la lingua materna), l’italiano (appreso dai nonni paterni e dalla famiglia), l’inglese, il tedesco e il francese. E dato che è portato per le lingue, da quando è arrivato al Cagliari ha pensato di imparare anche il dialetto sardo (meglio sarebbe parlare di una vera e propria lingua romanza - o neolatina - autonoma), così da sentirsi più vicino al club e alla gente che lo ha subito adottato. La lingua che sa parlare meglio, però, è quella del campo: grande duttilità tattica, visione di gioco e verticalizzazione rapida, tiro e personalità, anche in fase di interdizione.

Romano, l'esperienza in Azzurro una pietra angolare per il suo presente e futuro

Il mini-ciclo azzurro rappresenta una pietra d’angolo per il suo presente e il suo futuro. La scelta di giocare per l’Italia, dopo le tante esperienze con le giovanili della Svizzera (fra i cantoni non l’hanno presa bene), il battesimo di fuoco contro il Belgio che avrebbe annientato chiunque, il lavoro (anche mentale) con Mancini, la rinascita al Dall’Ara. Tutto in sedici giorni. Adesso è tornato da Pisacane, domenica arriva la Juventus, una delle squadre (l’altra è l’Inter) che lo sta seguendo con molta, molta attenzione. Pisacane era con il presidente Giulini sulle tribune del Dall’Ara a godersi il suo campioncino, il prestito dalla Roma con diritto di riscatto fissato a 6,5 milioni: «Due persone che devo ringraziare e alle quali devo molto, come al resto della squadra. Un gruppo giovane, con tanta energia» ha detto Romano E’ rimasto a lungo seduto davanti alla zona degli spogliatoi, borsa della nazionale fra i piedi, in attesa di papà Umberto, ex calciatore professionista in Svizzera.

Romano e la preferenza a giocare a due

L’esordio con l’Italia non è stato uguale a quello, indimenticabile, con il Cagliari: alla sua prima partita in rossoblù, esordio assoluto in serie A, ha battuto al volo un pallone che ha permesso ai suoi di battere il Parma in trasferta. Contro il Belgio è andata in maniera differente. Anche per una differenza tattica di non poco conto. Pisacane gioca con il doppio play, lui e Harry Winks, che sembrano intendersi a meraviglia. Mancini, invece, gli ha consegnato le chiavi del centrocampo a tre, lui vertice basso di un rombo al quale è poco abituato. «Per me il massimo è quando gioco a due, ma qui in Nazionale mi adatto a quello che mi dice il ct». Ma è anche vero che le cose migliori le ha fatte quando si è sganciato dalla “mattonella” o, nella ripresa contro la Turchia, quando la regia è finita nelle mani di Tonali. Così è nato anche il terzo gol di Pio Esposito.

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Il futuro nei suoi piedi e nella sua testa

Il futuro è nei piedi e nella testa di questo ragazzone di 180 centimetri, che unisce fisico a un estro sopraffino, che lo rendono un centrocampista completo. Sarà uno dei punti fermi anche del futuro della Nazionale di Mancini, che ha saputo liberare anche la sua testa dai pensieri negativi. Lui è stato bravo a non mollare davanti alle critiche: «Sono cose che succedono, vado avanti, ho i compagni di squadra e il mister che mi hanno aiutato. Essere in azzurro mi ha dato sensazioni positive, è stato emozionante anche solo essere convocato. Sta nascendo un’Italia giovane, è importante avere un mix fra giocatori esperti e giovani, andiamo avanti così».

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