L'unico giocatore che non è riuscito a dare nessun segno di ripresa ora è chiamato a cambiare marcia: Luciano le prova tutte
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TORINO - «Cambiaso, più altri dieci». Questo, grossomodo, il leitmotiv delle tante chiacchierate informali che Lucio - quando sedeva ancora sulla panchina della Nazionale - era solito imbastire a tavola con amici e addetti ai lavori. Il perché rispondeva, anzitutto, all’indiscutibile duttilità del calciatore e alle certezze che era in grado di garantire a prescindere da quale fosse la posizione di giornata. Una panacea per ridisegnare assetti e spostare interpreti in altre zone. Per intenderci, ciò che oggi è diventato in bianconero McKennie, con la sua iconica “Weston zone”.
Insomma, i presupposti per l’ennesima redenzione spallettiana c’erano eccome. Proprio per questo fa specie che a poche settimane dal primo anniversario bianconero di Lucio, l’unico giocatore a non aver abbozzato il benché minimo segnale di miglioramento sia proprio Cambiaso. E no, non si può certo parlare di incomprensioni tattiche o di un sedicente scarso impiego da parte del tecnico bianconero. Cambiaso, sotto la sua gestione, di chance ne avute parecchie. Alcuni direbbero troppe. Eppure l’azzurro pare ancora bloccato nel Sottosopra, e rassegnato alla logica - ricorrente - della partita buona, alternata ad altre due/tre all’insegna del caos.
[Spalletti, visita speciale a Tuttosport: il dietro le quinte dell’incontro esclusivo
Spalletti, visita speciale a Tuttosport: il dietro le quinte dell’incontro esclusivo](https://www.tuttosport.com/foto/calcio/serie-a/juventus/2026/10/05-151652639/spalletti_visita_speciale_a_tuttosport_il_dietro_le_quinte_dellincontro_esclusivo)
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Difficile, davvero, individuare la genesi del problema. O meglio: come riesumare il rendimento che era solito offrire in bianconero un paio di stagioni fa, quando c’era persino chi lo vedeva sulla stessa scia di Federico Dimarco. Lucio ha trascorso gran parte della sosta a osservarlo da vicino, a sperimentarlo in altre zone (con la Cremonese ha giocato da regista) e a spronarlo con parole di conforto. Perché con alcuni giocatori - a detta dello stesso Spalletti - basta giusto quello. Ricordare loro quanto siano forti. È stato così con Pizarro, Brozovic, Lobotka e Anguissa. Ruoli diversi, per carità, ma allora - come Cambiaso - ancora troppo altalenanti per poter fare la differenza. Ora spetterà a lui invertire il trend degli ultimi mesi.