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Elimoghale, quella classifica parla chiaro: la Juve vuole proteggerlo così

Destiny, la storia dal GAR Rebaudengo alla Vecchia Signora: Spalletti ne aveva già elogiato le qualità prima dell'esordio in amichevole

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TORINO - Troppo facile, scontato quasi, pensare che nel suo caso tutto sia stato predeterminato fatalmente. Scritto nelle stelle nell’esatto istante in cui, il 23 aprile 2009, è venuto al mondo, a Torino, con il nome di Destiny, scelto per lui da papà e mamma nigeriani. Vanno però ben oltre le motivazioni che hanno spinto il «Guardian» a inserire Elimoghale nella Next Generation 2026: una lista che si propone di indicare ogni anno i 17enni, 60 in tutto, più talentuosi del mondo del calcio.

Finirci dentro significa avere addosso occhi e aspettative che in passato sono state raccolte da giocatori come Haaland, Vinícius, Bellingham, Musiala, Donnarumma, Kvaratskhelia e Yamal. Non è roba per tutti e soprattutto non è caduto dal cielo - al netto di doti sicuramente innate - il percorso che ha portato Destiny a godere di un simile credito internazionale.

[Konaté, Elimoghale, Owusu, Licina: Next Gen ko ma tanti volti nuovi e giovanissimi

Konaté, Elimoghale, Owusu, Licina: Next Gen ko ma tanti volti nuovi e giovanissimi](https://www.tuttosport.com/foto/calcio/serie-a/juventus/2026/08/16-150589872/konat_elimoghale_owusu_licina_next_gen_ko_ma_tanti_volti_nuovi_e_giovanissimi)

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Elimoghale, come inizia la storia

La sua storia comincia lontano dai riflettori al GAR Rebaudengo, società dilettantistica del suo quartiere in cui il papà lo porta per farlo giocare con gli amici. «Mettere a posto tutta la mia famiglia» è l’obiettivo esplicitato da un ragazzo per cui il senso di responsabilità va di pari passo con l’ambizione di «vincere il Pallone d’Oro».

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