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“Romano alla Juve? Non a gennaio…”. Poi Adzic, l’incrocio Vicario e la certezza su Spalletti

Il ds del Cagliari Pietro Accardi fa chiarezza sul futuro del talento azzurro: “Può raggiungere i livelli di Barella, ora però continui a lavorare tanto. E occhio a Maldini”

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TORINO - È la squadra del momento. Perché nessuno a Cagliari, dopo cinque giornate, si aspettava di avere 12 punti. E perché nessuno, a Cagliari, era convinto di vedere i rossoblù così in palla dopo un’estate di grandi cambiamenti. A partire dalla direzione sportiva**: è andato via Guido Angelozzi ed è arrivato Pietro Accardi**, molto impegnato sin dal momento in cui ha messo piede in Sardegna per sistemare una rosa oggi impreziosita da tanti giocatori di talento**. Il più interessante è Alessandro Romano,** tra le rivelazioni della Serie A. Ma anche Daniel Maldini, dopo un lungo e non sempre fortunatissimo girovagare, sta trovando la dimensione ideale per esprimersi.Il Cagliari accoglie la Juve con due punti in più in classifica e col doppio degli azzurri in rosa: 2-1 per i sardi (Romano e Maldini, contro il solo bianconero Vicario). Accardi spazia a ruota libera, tra mercato passato e futuro. Con qualche riferimento interessante anche sui talenti in mostra.

Direttore Accardi, che Cagliari ha trovato al suo arrivo? «Ho conosciuto una bella realtà, è bello lavorare in un posto dove stai bene con le persone. Mi hanno fatto sentire subito a casa». Rispetto al ciclo di Empoli, che differenze ha già notato qui? «Sono aumentate le responsabilità: qui rappresenti un intero popolo, bisogna esserne all’altezza. Come ad Empoli avverto anche qui un forte senso di famiglia». Lei è stato fermo un anno, dopo la parentesi complicata alla Sampdoria. Cosa fa un direttore sportivo senza squadra? «Ne ho approfittato per aggiornarmi, per studiare e per riflettere sugli errori commessi. Sono andato a vedere partite, mi sono confrontato con i colleghi e ho approfondito la conoscenza di alcuni allenatori perché oggi ancora di più rispetto a prima sono centrali per un progetto societario, perché i giocatori hanno un bisogno maggiore di allenatori capaci di comunicare in campo».

A Cagliari ha trovato Fabio Pisacane. «Sì, un allenatore completo, era uno di quelli che avevo studiato, sono contento di poterci lavorare insieme: nel momento in cui hai a che fare con lui tutti i giorni ti rendi conto ancora di più del professionista che è, dell’idea di calcio che ha. È un visionario e ha una capacità pazzesca nella gestione delle risorse umane. Sembra in A da una vita, è molto più esperto e maturo rispetto all’esperienza che ha». Lei ha firmato un triennale. Cosa le ha chiesto il presidente Giulini? «Di costruire il futuro attraverso il presente, siamo concentrati su quello che dobbiamo fare oggi. Io e il presidente ci conoscevamo perché quando rappresentavo altre società e lui era il presidente del Cagliari avevamo avuto degli approcci diretti: mi sta trasmettendo molto e allo stesso tempo mi sta facendo crescere. Qui ho trovato un club con le idee chiare, con una visione comune tra proprietà, dirigenza, settore giovanile, staff tecnici. Siamo un’unica famiglia che sa cosa fare, ognuno nei propri ruoli».

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