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L’orizzonte tra i pali, da giugno a questa parte, continua a richiamare con insistenza i medesimi due colori: il verde e l’oro. È stato così con **Alisson**, il sogno proibito di **Lucio**, rassicurato più volte sul suo arrivo, prima del dietrofront inaspettato e mal digerito del ds del Liverpool, terrorizzato all’idea di perdere in un’estate sola tre totem dello spogliatoio. È stato così, poi, per l’ex City **Ederson** e, infine, per **Neto**. [Chiamato ad interim per rimpiazzare l’infortunato **Grabara**](https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2026/10/10-151770925/neto_salta_cagliari-juve_il_motivo_dell_assenza_del_portiere_brasiliano) e introiettare negli ambienti della Continassa quell’attitudine - dimenticata - al successo. Non fa specie, allora, che l’ultimo profilo comparso nei radar di mercato della dirigenza bianconera sia un altro portierone brasiliano: [**Pedro Morisco**](https://www.tuttosport.com/giocatore/calcio/pedro-luccas-morisco-da-silva/625038).
Ventitré anni da compiere per 191 cm di altezza abbinati a un’esplosività tra i pali impressionante, premiata - non a caso - da **Ancelotti** con la prima chiamata in Nazionale maggiore. E non per fare la bella statuina in panchina, s’intende. Ma per essere _“testato”_ come potenziale erede di Alisson nella porta della Seleçao. Chance concessa, con risultati scadenti, pure al collega **Hugo Souza** del Corinthians, protagonista in negativo del pari del Brasile con l’Australia. **A Morisco è toccata l’ultima amichevole con l’India, vinta 4-0 anche grazie a un paio di suoi interventi miracolosi. Per non parlare dei vantaggi che ha offerto al Brasile in fase di costruzione**: l’identikit richiama i dettami del portiere moderno, abile con la palla tra i piedi quando si tratta di superare la prima linea di pressione (nel campionato brasiliano ha una media di 20/25 passaggi progressivi completati per partita).