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Juve, a Cagliari un ko che Spalletti non ha dimenticato: la trappola Pisacane da disinnescare

I pilastri tattici su cui si poggia la super partenza degli isolani: ecco come il tecnico bianconero vuole scardinare il fortino rossoblù

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TORINO - Nella mente di Spalletti c’è ben chiaro il ricordo del 17 gennaio, ancora fresco: una serata a Cagliari in cui la Juve aveva dominato in lungo e in largo per ampi tratti del match, salvo poi tornare a Torino con zero punti, castigata dal jolly pescato da Mazzitelli. Qualcosa è cambiato, nell’assetto e negli interpreti delle due squadre, ma non sono diversi gli allenatori: sempre Pisacane e, appunto, Spalletti, che vuole attentamente evitare un’altra beffa. E ha studiato le contromisure: è un Cagliari che ha più o meno la stessa filosofia calcistica della passata stagione, ma Pisacane’ha reso ancora più efficace e spietato. Del resto i rossoblù fino a qui hanno meritato una classifica da sogno, frutto di quattro vittorie su cinque partite di campionato.

Una solidità che poggia su basi difensive: i rossoblù hanno incassato appena due reti, come nessuno nei principali campionati europei. Eppure il paradosso è che concede spazi e pure la possibilità di calciare, salvo poi castigare grazie a ripartenze micidiali. Ma sarebbe riduttivo dire che il Cagliari sia tutto difesa e contropiede. Spalletti lo ha spiegato piuttosto bene alla vigilia: la squadra di Pisacane ha la padronanza tecnica che permette, una volta recuperato il pallone, ai giocatori di palleggiare in abilità anche negli spazi stretti. E di diventare micidiali nel capitalizzare le occasioni a disposizione: vittorie sempre di corto muso, tre volte per 1-0 e il 2-1 all’Atalanta. Dall’altra parte la Juventus, per vocazione spallettiana, tenderà a dominare il gioco e la statistica del possesso palla, però dovrà cercare di andarsi a prendere qualcosa di diverso rispetto all’ultima volta.

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Può sembrare un discorso banale, ma per i bianconeri i concetti fondamentali dovranno essere due, come due saranno le parole chiave: intensità e precisione. Intensità perché il Cagliari sa essere micidiale nel ribaltare l’azione e cancellare la riaggressione avversaria con l’abilità nell’uscire palla al piede dalla pressione. E precisione perché ogni errore tecnico può trasformarsi in una pericolosa ripartenza dei rossoblù, che risultano spesso letali dato che i giocatori, ben messi in campo e dotati di ottime qualità individuali, sanno esattamente cosa fare e come (e quando) colpire. Lo ha detto in maniera chiara Spalletti: «Bisognerà essere molto bravi, molto decisi, molto vivi, intensi». E il tecnico di Certaldo lo farà piazzandosi a specchio, come quasi sempre succede nelle scelte tattiche dei bianconeri da quando Spalletti è l’allenatore. Anche perché la Juve può sfruttare la versatilità dei suoi interpreti: la chiave è McKennie, che può trasformare il 4-2-3-1 in 3-4-2-1 in base alla sua posizione in campo. Vedremo quale sarà la “Weston zone”, come l’aveva ribattezzata Spalletti nell’intervista esclusiva a Tuttosport dei giorni scorsi.

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