La Juve deve superare i soliti limiti, ma la prestazione di ieri non è stata negativa
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Se la Juve continuasse a giocare come nel secondo tempo di ieri, vincerebbe molte partite da qui alla fine della stagione. Perché, sì, a Cagliari sono emersi difetti e limiti della squadra di Spalletti, ma qualsiasi analisi non può prescindere dal fatto che: ha preso gol su uno dei 4 tiri in porta del Cagliari e per colpa di un rimpallo particolarmente sfortunato sul polpaccio di Kalulu; ha fatto registrare 22 tiri; ha trovato Caprile in versione Toldo ad Amsterdam nella semi di Euro2000. Non tutto si può ricondurre alla sfortuna, ma non si può nemmeno negare che abbia inciso in modo determinante nella partita di ieri e che con un miracolo in meno di Caprile, oggi staremmo a parlare della forza mentale della Juve e della sua capacità di ribaltare una partita che stava perdendo pur dominandola. Poi, certo, Spalletti deve capire come diavolo si fa a segnare un solo gol con ventidue tiri; come si fa a prendere gol nell'unica distrazione difensiva; come si fa a essere così dipendenti dall'estro di giocatori come Conceiçao (ieri in riserva) e Zhegrova (ieri trascinante). È purtroppo evidente che contro squadre che si difendono come il Cagliari, la velocità con la quale si riesce a raggiungere l'area avversaria è un fattore determinante e che la Juve manchi di di un uomo in grado di verticalizzare l'azione per guadagnare qualche tempo di gioco e prendere gli avversari meno organizzati. Il Cagliari ieri non aveva parcheggiato il pullman, aveva proprio spostato in area il deposito. E, a quel punto, la Juve riesce a essere efficace solo con chi salta l'uomo e può creare una situazione di scompiglio nella retroguardia avversaria. A questo si aggiunge la mancanza di un vero centravanti, un nove più cinico, lucido e preciso.
I veri problemi oltre la sfortuna
Non serviva Trezeguet, ieri sera, per buttare dentro una delle quattro occasioni che la Juve ha creato nella finale e che a turno hanno goffamente sbagliato Kolo Muani e Woltemade. Insomma, la Juve ha dei problemi veri che vanno ben oltre la sfortuna e ci devono lavorare sia Spalletti che Carnevali, visto che non è solo un problema di gioco, ma anche di uomini. Ma innescare un processo troppo duro, senza considerare il secondo tempo e la capacità di generare occasioni, rischia di far prevalere la frustrazione per il risultato e il reiterarsi dei problemi sugli aspetti positivi che comunque consegnano una squadra viva e capace di reagire.
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La Juve degli ultimi cinque anni ha pareggiato tante brutte partite senza neanche meritare di pareggiarle, ieri ne ha pareggiata una che meritava di vincere. Non è abbastanza se ti chiami Juventus, ma per tornare a essere degno di questo nome, il club e il suo popolo devono raccogliere anche le molliche positive che escono da ogni partita, senza la smania di riazzerare sempre tutto, di condannare sempre tutti.
PS Mina è un giocatore forte. Per essere un campione deve imparare il rispetto o sperare che il karma non lo becchi mai.