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La Lazio raggiunge in vetta l’Inter. Milan e Juve non decollano

Lazio-Monza allo Stadio Olimpico di Roma LAPRESSE

Lazio-Monza allo Stadio Olimpico di Roma LAPRESSE

Rieccoci qua, dopo la lunga sosta della Nazionale, a fare le carte al campionato. Carte, quelle che escono dal mazzo del sesto turno, sempre più buone per l’Inter che ricorda Tadej Pogacar (o Paul Seixas al Giro di Lombardia) quando scalpita per sferrare il primo attacco. Il traguardo è lontano, certo, ma sappiamo già come finirà. Vedi l’occhio feroce dello sloveno,i muscoli guizzanti, la fortissima voglia di prendere il volo.

Ecco l’Inter, che in mezz’ora sabato ha travolto il tenero Parma, dà la stessa sensazione di forza. Una forza superiore. Qualcuno obietterà che gli emiliani, per la prima volta con Gilardino in panchina, erano perfette vittime sacrificali. E che quindi bisogna fare delle verifiche ulteriori con avversari di maggior spessore. Come i belgi del Bruges che vedremo già domani in Champions a San Siro.

Obiezione giusta, magari in Europa la musica sarà diversa, ma qui, nella nostra fragile repubblica pallonara, le cose vanno così. Al punto che Chivu, può permettersi di lasciar fuori gente come Barella, Bastoni, Lautaro, Akanji. E rilanciare Calhanoglu rientrante dopo l’infortunio. Fiducia ben riposta perché il turco, chiudendo la partita con il rigore del 2-0, ha potuto scaldare i motori senza stress.

E l’attacco? Anche senza Lautaro, la coppia Pio Esposito-Thuram fa paura. E infatti la difesa del Parma è andato nel panico regalando subito a Susic il primo gol. E poi Thuram, una furia devastante, autore del terzo, ha fatto il resto. La panchina extralarge di Chivu fa diventare l’Inter irresistibile. In più c’è questa feroce aggressività che fa dimenticare le vecchie amnesie di un tempo, quando l’Inter faceva la pazzerella per eccesso di creatività. Quello era un altro film. In questo sono tutti artisti ma anche tremendamente operai.

Ecco perché viene in mente Pogacar: perché i rivali dell’Inter sono bravi ma non abbastanza per tenerle testa. Como e Roma, quasi uno spareggio tra le due outsider, è finito zero a zero. Il primo zero a zero della stagione. Un pareggio un po’ inconcludente, più favorevole a Gasperini che a Fabregas perché i giallorossi (per una contestata espulsione di Malen ) sono rimasti in dieci per quaranta minuti. Brava la Roma, solida e concentrata, ma il suo motore è meno potente di quello dell’Inter. Stesso discorso per il Como che pur giocando bene non ha l’istint killer di Lautaro e compagni.

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