Calcio
Il 9 marzo del 2000 il Celta ha vissuto contro i bianconeri una delle serate più esaltanti della sua storia. Ma adesso sta attraversando un periodo non semplice: tutti i dettagli
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BARCELLONA - Balaídos aspetta la Juventus da oltre 26 anni. La memoria corre a quella notte del 2000, agli ottavi di finale di Coppa Uefa, quando il Celta travolse i bianconeri per 4-0 e si regalò una delle pagine più belle e importanti della propria storia. Giovedì sera, a oltre una generazione di distanza, la Vecchia Signora tornerà a Vigo e troverà uno stadio carico di attesa, pronto a riabbracciare una sfida che ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva del club: «Siamo molto contenti di poter giocare questa partita - ha raccontato nei giorni scorsi, in un'intervista a As, Claudio Giráldez, il tecnico dei gallegos - . È una gara speciale per tutti. Per chi ha avuto la fortuna di vivere quella grande partita è un orgoglio poter giocare questo incontro. Per vincere dovremo disputare una partita perfetta».
Juve notte e giorno
Allora, sugli spalti, c'era anche lui: «La ricordo come una pietra miliare. Dopo quella vittoria ci sentivamo la squadra più forte del mondo». A pensare giorno e nottealla Juve è anche Iago Aspas, il capitano, il simbolo, la cui una storia personale e professionale continua a intrecciarsi con quella della società. A 39 anni, alla sua ultima stagione da professionista, el Dios celeste sta vivendo l'avvicinamento alla sfida con il pensiero fisso di non perdersela: «È da quando mi sono infortunato che penso a questa partita». Out dal 13 settembre, Aspas ha ricevuto il via libera medico lo scorso fine settimana, restando però in panchina. Giráldez, però, conta di restituirgli gradualmente minuti e centralità, così come a Borja Iglesias, ormai recuperato.
Dietro l’attesa per l ’arrivo della Juventus si nasconde una squadra che deve ancora trovare il modo di far coincidere le proprie idee con i risultati. Il Celta ha una fisionomia riconoscibile, costruita sul dinamismo, sulle rotazioni (cambiare quattro, cinque o sei titolari da una partita all’altra è diventata una consuetudine) e sulla volontà di prendere l’iniziativa: il 3-4-3 di partenza è soltanto una traccia, perché il sistema cambia con il possesso e con le caratteristiche degli interpreti. Il Celta di Giráldez, per intenderci, è una di quelle squadre che costringono a guardare una partita oltre il risultato. A Vigo, il calcio è diventato un laboratorio di idee e soluzioni tattiche, un tentativo di dimostrare che si può competere, anche con un budget minimo, senza rinunciare al coraggio e alla ricerca della bellezza. Da quando è arrivato in prima squadra, dopo il lavoro svolto nel vivaio, Giráldez ha dato forma a un progetto capace di sorprendere gli avversari e di valorizzare il talento cresciuto in casa.