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Alajbegovic, da Cagliari una certezza per la Juve: i due piani di Spalletti

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**TORINO -  Shock temporale. Fucilata nel deserto**. Gli occhiali - lui sì che ce l’ha - in tre dimensioni. E poi, molto più banalmente, ma anche più pragmaticamente, il colpo in canna. Come a Cagliari. Che poi lo rappresenta come meglio non si potrebbe, che è esattamente **il ruolo conquistatosi da Kerim Alajbegovic** fino a questo punto della sua esperienza juventina. Neanche vent’anni e una proiezione da salvatore della patria. Ma come: **non era di troppo?**

**E adesso inizieranno col tema della pressione?** Toccherà sopportarla, in parte lo sta già facendo in questa fase di stagione **senza Kenan Yildiz**, il cui testimone vaga nel deserto degli indecisi e spesso viene spartito tra il bosniaco, **Conceiçao, Zhegrova,** permettendo così alla Juve di non cambiare il copione. Torto o ragione, è un fatto.

E un altro fatto è che senza **Alajbegovic**, come Edon dall’altra parte, la Juventus in Sardegna abbia perso in imprevedibilità, abbia smarrito la capacità di giocare in verticale, e infine la dote più importante di cui dispone: la semplicità nel superare l’uomo, l’unica strada possibile quando si trovano blocchi bassi, difese a oltranza. Esattamente come all’Unipol Domus.

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