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Woltemade, chi sei? Certezza o Erasmus a Torino, esame Celta e la Juve si prepara al...reso dei conti

Poco convincente l’impatto da subentrato nella trasferta di Cagliari. Ma Nick intende dare risposte importanti al tecnico e alla società

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VIGO (SPAGNA) - Cosa sarà? Ma soprattutto: sarà qualcosa? Sono i punti interrogativi a fare il Nick Woltemade della Juventus, verso una maglia da titolare dopo le mancanze di Cagliari. E sono i dubbi, poi, a insediarsi. A dare una direzione più contorta e più curiosa alla vigilia di Vigo, dove i bianconeri sentono finalmente e paradossalmente di aver ritrovato il tempo, il modo, il coraggio di osare. È che se in campionato il motivetto è già diventato quello della rimonta, il giovedì europeo ha iniziato a prendere le sembianze di un test costante, di un giro di maglie e di giostra in cui la squadra - anche per caratteristiche - si sente più in fiducia rispetto a certi "campacci" di Serie A. Motivazione banale: col Celta non sarà come col Cagliari, perché di spazi ce ne saranno, le opportunità arriveranno, e saranno di quelle solamente da aggredire. L'Europa allora val bene un centro di recupero. Fisico - per chi ha giocato meno, vedi Cambiaso - e soprattutto mentale, per chi ha addosso la ruggine delle prime volte fallite, la pressione di chi non ha ingranato la marcia mentre gli altri hanno preso velocità e direzioni differenti. Non è semplice immaginare quel che passa nella testa del gigante tedesco, ma è estremamente chiara la situazione che sta vivendo: è una promessa disillusa, e come tale sente il peso di darsi una nuova dimensione, provando in tutti i modi a scrivere una storia differente da quella che tanti (ma non Spalletti) hanno già redatto per lui.

Woltemade, Spalletti ci punta ma la Juve cerca altro

Ecco, il tecnico più degli altri ha fatto partire l'operazione ritorno. O meglio: l'opportunità di averlo a tutti gli effetti. A raccontarlo, un paio di particolari: quando l'ha chiamato per nome in conferenza, come a dargli un tocco più familiare; quando ieri mattina, sui campi della Continassa, è invece sceso in campo con lui, scatenandogli qualche sorriso a favore di telecamera. Sembra banale: non lo è. Non per il tedesco, almeno. Alla ricerca di una connessione con l'ambiente, di una rete, magari su azione, che possa fargli l'effetto certezza. E che possa spalancargli un orizzonte attualmente complicato anche solo da immaginare. La Juventus cercherà una soluzione a gennaio, un nuovo nove è stato promesso al tecnico dalla stessa dirigenza. Nick rischia perciò di avere già tra un po' la certezza di essere un reso, stile Amazon. Il rientro a Newcastle certificherebbe un nuovo fallimento, che non vuole e non può permettersi. Non adesso, almeno, sulla cresta dell'onda ormai finita, come le ali dell'entusiasmo che sono diventate sostanzialmente quelle di Icaro. Torino non è il sole, però. E volare non è nemmeno un obbligo: l'unico che ha, Woltemade, è quello di crescere giorno dopo giorno e di prendersi il suo spazio. Il suo senso logico all'interno di questa squadra. Se sarà un Erasmus, allora che torni a casa con quante più nozioni possibile.

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Woltemade e Kolo Muani, il piano di Spalletti per rilanciare l'attacco bianconero

«Se con lui stiamo lavorando sulla cattiveria? Si va sempre a tentare di mettere qualcosa che le partite ti indicano come mancanti. Si fanno analisi e ragionamenti, poi deve parlare il campo», ha detto (e gli ha detto) Luciano Spalletti. Che sta pensando molto a come recuperare quanto perduto, e che sta riflettendo soprattutto su come trasformare due negativi - perché va aggiunto anche Kolo, a prescindere dal gol di Cagliari e guardando in particolare agli altri due falliti - in un enorme positivo: è metterli insieme, farli lavorare l'uno per l'altro, prendendosi il vuoto a ridosso dell'area e quello esattamente qualche metro prima.

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Accadrà pure questa sera, ma a gara in corso. Prima tocca a Nick, da solo, nel suo angolo più buio da arredare con le sue doti. Era già successo con il Nec, in fondo, e con risultati ottimi. Di nuovo: il centro di recupero europeo. E un po' pure quello di gravità permanente, perché vorrebbe dire tenere entrambi saldi, coi piedi ben piantati sul terreno e senza sconfinare con la fantasia, in particolare con quelle negative. Di Woltemade si parla spesso della sua altezza, 198 centimetri, ma nessuno cita la sua grande, vera dote, ciò che lo rende unico: è un giocatore di servizio, nel senso che aiuta gli altri. Ora lo faccia con se stesso.

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