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Sono tutti felici, a Madrid. Lo è l’**Atletico**, che ha trovato la punta mobile cercata a lungo; lo è **Jonathan David**, tornato a sentirsi un attaccante vero, in grado di sfruttare i momenti e di guadagnarsi il suo spazio, in campo come nelle formazioni. Tre gol e due assist. Sette partite giocate fino a questo punto della stagione. Si può dire, no? Il canadese sembra un altro. E d’essere altro gli è stato chiesto pure da Simeone. «_Quando è arrivato, gli abbiamo detto che non volevamo quello della **Juventus**, ma quello che in Francia aveva fatto così bene da arrivare a giocare nella Juventus_», le parole del Cholo, solamente qualche giorno fa. Messaggio più che chiaro. Praticamente determinante.
Perché la richiesta non era solamente tattica, ma quasi più caratteriale: avrebbe dovuto calarsi in un contesto differente e soprattutto **farsi scivolare addosso le mancanze di Torino**, scrollandosi possibilmente la ruggine di una stagione passata costantemente con la paura di fallire e perciò l’incapacità di rialzarsi. Da **Tudor** a **Spalletti**, dal mercato che stentava a decollare allo spettro di un anno da separato in casa a Torino: ce n’era, di paura da scaricare.
E ce n’è, adesso, di voglia d’abbattere le facili ricostruzioni, in particolare dopo quest’avvio che ha chiarito a tutti quanto, nel contesto giusto, il canadese possa fare la differenza. Come attaccante di raccordo, certo. Però pure come bomber di razza, d’area di rigore, l’istinto da spietato negli ultimi metri. A Madrid cercavano anche questo. Hanno perso Griezmann ma hanno messo dentro calciatori di qualità, da (prima) Lookman a Lee.