Luciano squalificato per quanto accaduto con Pisacane a Cagliari, sarà un leone in gabbia per il big match dello Stadium: tocca al suo storico vice
Scegli Tuttosport come fonte preferita su Google
5 min
Tutte le notizie sulla squadra
“Ho il miglior secondo al mondo, non lo cambierò mai”. La stima è enorme, l’affetto è fraterno. Del resto, l’anno prossimo Luciano Spalletti e Marco Domenichini finiranno per compiere trent’anni di riunioni, confidenze, lavoro, fondamentalmente amicizia. Si sono conosciuti nel 1997, a Empoli: da allora non si sono più separati, passando dalla Sampdoria al Venezia, l’exploit con l’Udinese e ancora la Roma, l’Inter, la Nazionale. La Russia vissuta fianco a fianco. E la Juve, che non sarà l’ultima tappa, tanto per Lucio quanto per il suo braccio destro, pronto a sostituire il mister dopo il rosso rimediato per l’alterco con Pisacane. L’ultima volta? Settembre 2022: sbancato San Siro contro il Milan alla guida del Napoli, condotto verso la storia. Mica male. Pertanto, guai a immaginarla come una perdita di autorità, o ancora di forza.
Domenichini, fiducia e qualità
Non solo alla base c’è la fiducia (reciproca) ma c’è pure la qualità del professionista, a cui Spalletti si è affidato in maniera pressoché totale. Si fa tutto insieme, poi decide Lucio. Quante scene a testimoniarlo. Prima di una modifica tattica, prima di una sostituzione. A confabulare e confrontarsi, sempre. “Mi fido ciecamente di Domenichini e sono tranquillo perché so che verranno fatte tutte le scelte giuste”, il sorriso dell’allenatore.
[La probabile formazione Juve contro la Lazio: quanti ne cambia Spalletti, tutte le novità
La probabile formazione Juve contro la Lazio: quanti ne cambia Spalletti, tutte le novità](https://www.tuttosport.com/foto/calcio/serie-a/juventus/2026/10/18-151938399/la_probabile_formazione_juve_contro_la_lazio_quanti_ne_cambia_spalletti_tutte_le_novit)
Guarda la gallery
Non che ce ne fosse bisogno, però è stato un modo per presentarlo al pubblico bianconero in un certo modo, dandogli la sostanza che (semplicemente) il vuoto di parole rischiava di non attribuirgli. Non ama parlare, lo spezzino. Le volte in cui è andato davanti alle telecamere per sostituire Spalletti si possono contare sulle dita di una mano, e per il suo numero uno ci sono state solamente parole al miele, e pure in difesa. Come nel maggio del 2022, un anno prima della “Grande Bellezza” azzurra, di uno scudetto irripetibile.