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Eterno Spalletti Juventus desktop
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Ultimi aggiornamenti: 19 ott 2026, 13:39
C’è una domanda che a Torinonessuno vuole più fare ad alta voce, perché la risposta sarebbe scomoda per tutti: se cambi quattro allenatori in cinque anni e il risultato non cambia, il problema è davvero l’allenatore?
Partiamo dai numeri, che hanno il pregio di non avere opinioni. Secondo le stime di Capologysul monte ingaggi lordo, la Juventus è stata la squadra più pagata della Serie A in tre delle ultime cinque stagioni: 191 milioni nel 2022/23, 146 nel 2023/24 e 183 in questa, dove è tornata a precedere l’Inter campione d’Italia di 14 milioni. Nelle altre due è stata comunque seconda: 130 milioni nel 2024/25 (contro i 164 dell’Inter) e 155 nel 2025/26 (contro i 162 sempre dei nerazzurri). Cinque stagioni, cinque volte sul podio della spesa in prima o seconda posizione. Nessuno può dire che alla Juventus manchino i mezzi.
Ora la panchina. Allegriha guidato la squadra per due delle cinque stagioni e ha vinto una Coppa Italia, poi è stato congedato a maggio 2024. È arrivato Thiago Motta, accolto come l’inizio di una nuova era e salutato a marzo 2025, dopo un’eliminazione ai rigori in Coppa Italia contro l’Empoli e un playoff di Champions perso con il PSV. Gli è subentrato Tudor, che ha centrato il quarto posto, ma è stato esonerato dopo tre sconfitte consecutive e otto partite senza vittorie. Allora è toccato a Spalletti, e qui il copione si fa quasi buffo: la Juventus è ferma a 11 punti, ottava dopo il 3-0 subito in casa dalla Lazio alla settima giornata; e sette giornate fa, a parità di tappa, Tudor ne aveva uno in più ed era a metà distanza dalla vetta. Quattro allenatori, tre esoneri e un quarto che da questa mattina è ufficialmente anche lui sul banco degli imputati.
Se gli allenatori sono la variabile che è stata cambiata di più, la matematica elementare dice che ****non può essere la causa di tutto.****Una costante c’è, ed è la rosa. Ed è una costante carissima.
E allora due ipotesi. La prima: i giocatori sono più scarsi di quanto dica il loro costo. Ipotesi poco lusinghiera per i dirigenti, perché significherebbe che ****hanno pagato cifre da vertice della classifica per acquistare onesti mestieranti.****Sarebbe un record: il peggior rapporto qualità-prezzo d’Europa, con tanto di firme in calce. Sempre secondo Capology, infatti, in questo 2026/27, oltre a essere la più cara d’Italia la Juventus è la 15esima squadra più cara al mondo…
La seconda: il problema sta più in alto. Prendiamo la dirigenza, che a leggerla tutta sembra un organigramma scritto a matita. A novembre 2022 si dimette in blocco il vecchio consiglio d’amministrazione, e Scanavinoarriva a gestire il dopo-tempesta. Arriva Giuntoli, che resta meno di due stagioni: Elkanngli comunica il licenziamento a fine maggio 2025. Gli subentra Comolli, prima direttore generale e poi amministratore delegato dall’11 novembre 2025, con Chiellinia presidiare un ruolo creato apposta, quello di Director of Football Strategy. Quanto dura il progetto? Un anno. A giugno 2026 Comolli paga il sesto posto e un mercato mai soddisfacente, e la separazione costa 850.000 euro lordi più la rinuncia a riavere il sign-on bonus. Al suo posto arriva Carnevali, che concentra le cariche di amministratore delegato e direttore generale. Dal terremoto del 2022, dunque, ****tre amministratori delegati, due architetture diverse dell’area sportiva e almeno tre filosofie di mercato.****Si fa fatica a costruire una squadra quando ogni due anni cambia l’architetto.
Poi ci sono i risultati, che chiudono il cerchio. Nel 2022/23 la Juventus chiude settimain campionato, falcidiata dalle penalizzazioni, ed esce in semifinale sia in Europa League sia in Coppa Italia. Nel 2023/24 arriva terzae vince la Coppa Italia: il picco del quinquennio; e curiosamente l’unica annata senza Europa. Nel 2024/25 è quarta, ma con una Champions da 20ª in classifica nella fase a girone, il playoff perso col PSV e l’uscita ai quarti di Coppa Italia. Nel 2025/26 va peggio: chiude sesta, a due punti dalla zona Champions, dopo l’eliminazione nei playoff di Champions con il Galatasaray (7-5 complessivo) e il 3-0 subito a Bergamo con l’Atalanta in Coppa Italia. Quest’anno la Juventus gioca l’Europa League e naviga a centro classifica in Serie A. Cinque stagioni senza Scudetto, con un trofeo ‘minore' e - dati alla mano - due sole qualificazioni alla Champions. Il tutto con la rosa più cara del torneo per tre volte su cinque.
Chi sbaglia, allora? A questo punto è un esercizio di logica, non di tifo. Se i giocatori sono “scarsi”, hanno sbagliato quelli che li hanno scelti e pagati. Se non lo sono, ha sbagliato chi ha cambiato guida tecnica a ritmo di stagione e ha rimescolato i vertici tante volte da non lasciare a nessuno il tempo di dimostrare di avere ragione. In entrambi i casi l’allenatore del momento è il fusibile, non il cortocircuito. Insomma, la Juventus di oggi ricorda quei restauratori che, davanti a un muro con l’umidità, ritinteggiano sempre la facciata con un colore diverso. Il colore cambia, la macchia ricompare. E qualcuno, prima o poi, dovrà decidersi a guardare i tubi.
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