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Damien Comolli è stato in bilico per qualche giorno. Poi serviva un capro espiatorio

La Juventus, in una stagione, ha pagato tre milioni di euro per il dirigente francese. Salvo poi licenziarlo a giugno scorso

Damien Comolli era arrivato alla Juventus grazie a una società di head hunting. Si cercava un CEO che non fosse collegabile al calcio italiano - o meglio, al mercato italiano - e che potesse far entrare il club in una dimensione nuova. L'operazione è andata maluccio, perché l'ambiente è un pelo diverso da quello francese o inglese, anche per tutto quello che ci gira intorno.

In bilico

A gennaio c'erano state frizioni - grosse - con la parte italiana del club, cioè Spalletti e Chiellini. Il tecnico a microfoni aperti diceva di affidarsi alla società, ma poi chiedeva un centravanti fisico (come ammesso solamente dopo...) e lo stesso Chiellini era pronto ad accontentarlo. Con Icardi o chi per lui. Invece Comolli era orientato su altri profili - Mateta... - salvo poi non chiuderne nemmeno uno. Da lì in poi la stessa Juve ha deciso di non continuare con lui, al netto dei messaggi di "grande collaborazione" che cercavano di far passare.

Poi è arrivato giugno

La mancata qualificazione in Champions aveva convinto John Elkann a confermare tutti. Perché non ci doveva essere nessuno intoccabile, ma qualcuno doveva pagare, soprattutto per permettere un anno diverso. Come CEO è stato scelto Carnevali, spendendo circa 3 milioni di euro (lordi) per un anno del dirigente francese. E ora il Pisa, per provare a riscattarsi dopo l'ultima stagione.

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