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Juve senza pilastri, il piano di emergenza di Spalletti e il caposaldo. Via ai colloqui individuali

La Vecchia Signora necessita per diverse ragioni di una nuova veste: cosa e come cambia da qui alla sosta

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È rimasto sbigottito, sì. E come dargli torto. Si era sentito inerme, quasi alla stessa maniera, anche nella passata stagione. Dopo la sconfitta di Istanbul contro il Galatasaray si aspettava una reazione all’Allianz Stadium, quattro giorni dopo, contro il Como. Ma la Juve uscì da quella sfida con le ossa rotte e Luciano Spalletti, a posteriori, riconobbe nella stanchezza della Champions League e nei pensieri legati alla gara di ritorno dei playoff la causa scatenante della non prestazione. Stavolta, invece, non regge nemmeno il riposo ridotto all’osso dopo la trasferta di Vigo, anche perché ad ottobre le partite hanno un peso specifico minore rispetto a febbraio. Spalletti nella prova contro la Lazio ha toccato con mano diversi aspetti: la totale fragilità mentale della sua squadra, ma anche una preoccupante crisi d’identità tecnica e tattica. Anche perché da inizio anno, di partita in partita o anche tra primo e secondo tempo, ha tentato diverse strade per disegnare l’abito perfetto per la sua Juve. Scontrandosi, però, con una rosa che non ha mai offerto soluzioni concrete ai problemi: tanti infortuni e troppi esterni d’attacco i mali più grandi, uniti all’incapacità di Kolo Muani di fare reparto da solo davanti.

L'esigenza della difesa a tre

Ultimo, ma non meno importante, il capitolo difesa. Sebbene Spalletti in conferenza dopo il tracollo contro la Lazio abbia ridimensionato la questione tattica in generale: «Diventa inutile parlare di un reparto e di un giocatore. Di un sistema di gioco. Sono tutte cose che vengono dopo, conta il ritmo che imprimi alla partita, conta lo spirito, il cuore. Tutte queste altre cose vengono dopo. Noi abbiamo dimostrato fragilità, nasce nella testa. Dobbiamo trovare la motivazione». Da parte di Spalletti, al netto della reprimenda perBremer e in generale di un discorsetto rivolto a tutto il gruppo, prevale ancora la linea del dialogo. Tant’è che, per uscire da una situazione certamente emergenziale, si affida al confronto coi giocatori. Sì, in qualche modo gli hanno iniziato a far filtrare un’esigenza: disporsi a tre dietro.

[Delusione Juve e gioia Lazio: tris biancoceleste e lo Stadium fischia

Delusione Juve e gioia Lazio: tris biancoceleste e lo Stadium fischia](https://www.tuttosport.com/foto/calcio/serie-a/juventus/2026/10/18-151989732/delusione_juve_e_gioia_lazio_tris_biancoceleste_e_lo_stadium_fischia)

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Nulla di fantascientifico, sia chiaro. E neppure un qualcosa di anomalo, visto e considerato che dal tracollo di Reggio Emilia il tecnico era tornato ad introdurre questo sistema per salvaguardare la fase di non possesso. Da qui almeno fino alla sosta Spalletti cercherà di dare un seguito a questa richiesta di equilibrio, ripartendo dalle fondamenta della sua Juve.

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