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Lo ricordate? Alla Juve da top player del futuro, è tornato in campo dopo due anni

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Dopo 526 giorni lontano dal campo, tra interventi chirurgici, ricadute e una solitudine difficile da raccontare, l'ex bianconero riabbraccia il calcio giocato

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Ci sono ritorni che valgono molto più di una vittoria, perché dentro pochi minuti si nascondono mesi di dolore, notti difficili, sogni messi in pausa e una quantità infinita di pazienza. Kulusevski lo sa bene. Dopo 526 giorni lontano dal campo, l'ex Juventus è tornato a respirare l'aria della partita, a sentire il rumore dei tacchetti sull'erba e quell'adrenalina che nessuna palestra, nessuna seduta di riabilitazione e nessun allenamento individuale possono restituire davvero. All'86', nella vittoria per 3-1 del Tottenham contro il Coventry, il suo ingresso è stato accompagnato dagli applausi e dall'emozione di chi aspettava da troppo tempo di rivederlo. Non era soltanto un cambio, ma la fine di un lungo inverno sportivo, iniziato con un grave infortunio al ginocchio e proseguito tra operazioni, ricadute e una solitudine difficile da raccontare. A fine partita, lo svedese ha parlato di un uomo diverso, più maturo e più saggio. Ma con lo stesso amore di sempre per il pallone.

Kulusevski torna in campo dopo 526 giorni

Il cronometro segnava l'86' quando Dejan Kulusevski ha rimesso piede in campo. Pochi minuti, quasi un frammento di partita, ma sufficienti a dare un significato speciale alla giornata del Tottenham. Gli Spurs stavano conquistando una vittoria preziosa contro il Coventry, imponendosi per 3-1, ma per lo svedese il risultato passava inevitabilmente in secondo piano. Dopo 526 giorni di assenza, il traguardo più importante era già stato raggiunto: tornare a essere un calciatore, non soltanto un paziente alle prese con un percorso di recupero. Gli applausi del pubblico hanno accompagnato un momento atteso a lungo, il primo passo verso una normalità che per mesi era sembrata lontanissima.

Il suo rientro ha assunto così il sapore di una liberazione. Non la fine definitiva di ogni difficoltà, perché il ritorno alla piena condizione richiede ancora tempo e lavoro, ma la prova concreta che quella strada dolorosa non era stata percorsa invano. Il calcio, dopo avergli chiesto una pausa durissima, gli ha restituito almeno per qualche minuto il suo posto nel mondo.

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