Europa League
Il brasiliano ancora titolare in Europa League. Lo sfogo dopo il pesantissimo ko casalingo con la Lazio ha fatto rumore: il problema è la fragilità del pulpito da cui viene la predica
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TORINO - Dove eravamo rimasti? Per il mondo Juve, quello che osserva e vive le partite al di fuori della Continassa, le parole di Gleison Bremer dopo la sfida contro la Lazio sono state uno tsunami. Frasi espresse a caldo, sì, ma in qualche modo capaci di scuotere le coscienze seppur dette con modi e tempi sbagliatissimi: «Il mister dà indicazioni ma alla fine andiamo in campo noi. Io non posso prendere in braccio tutti. Io posso parlare e dare una mano, ma ognuno ha il suo carattere e io arrivo fino ad un certo punto. C’è chi ha più carattere e chi meno. C’è chi sente i fischi e magari ha paura».
Bremer e quella spaccatura Juventus
Rincarando la dose proprio nel momento in cui viene punzecchiato sul senso delle considerazioni precedenti: «Sì, ho detto questo ma non sto puntando il dito contro i ragazzi. Ognuno ha il suo carattere. Ci sono anche tanti nuovi e c’è chi quando vanno male le cose un po’ si nasconde, ma è normale».
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Agli occhi dello spogliatoio non poteva che registrarsi una spaccatura, evidenziata per primo da Luciano Spalletti. Di fronte allo sguardo dei tifosi, però, Bremer ha detto ciò che in tantissimi pensano. Il problema è la fragilità del pulpito da cui viene la predica: Gleison è il primo ad essere affondato contro la Lazio, soccombendo di fronte alle difficoltà.