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Spalletti e il dialogo nello spogliatoio della Juve: il Rennes ora è un banco di prova

Match cruciale per i bianconeri contro i francesi in Europa League: non si può più sbagliare

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TORINO - Non c’è altra strada per la Juve direbbe Spalletti, ispirandosi al Giulio Cesare di Shakespeare, e non si tratta di dividere tra uomini forti o deboli per stabilire il destino di cui si è protagonisti. Questi sono. La Signora, senza sofismi o distinzioni perché è modesta nel complesso, deve tirarsi fuori dalla crisi con le risorse disponibili, una buona dose di umiltà e la compattezza necessaria per tenere la barra dritta dentro l’emergenza. Lucio si è messo in discussione nel senso dell’ascolto e nel tentativo di sondare il pensiero dei calciatori, non perché covasse l’ipotesi delle dimissioni o volesse verificare la fiducia nei suoi confronti, secondo il “kit” (stavolta non menzionato perché non si è presentato in modalità battaglia) delle formulette mediatiche. Va conosciuto bene per interpretarne il frasario contorto e la sincerità. Non è sprovvisto di autocritica o di capacità di analisi, tanto più quando deve responsabilizzare il gruppo. Dopo il crollo con la Lazio, il dialogo aperto con lo spogliatoio lo ha rinfrancato. Tutti hanno parlato e sono convinti di doverci mettere qualcosa (o molto) di più. C’è sintonia di opinioni.

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Cosa serve alla Juventus

Per questo motivo, il tecnico è apparso molto sereno, anche se le parole hanno un peso limitato e le vere risposte toccano al campo, giudice inesorabile. "Prima di pensare alla tattica e ai sistemi di gioco, bisogna tirare fuori la voglia, la fame, il ritmo, altrimenti è inutile parlarne" diceva nel post-Lazio. L’Europa League, dunque, vale come occasione per riannodare i fili del discorso e tradurre la reazione sul campo. Il cammino, da qui alla finale di Francoforte, resta lunghissimo, ma battere il Rennes dopo Nec e Celta Vigo, significherebbe restare al comando, dando una prospettiva rassicurante alla classifica. Il torneo è una possibile scorciatoia per la Champions. La Signora deve costruire la base, allentando le tensioni del campionato, dove il ritardo è già notevole.

Manca Locatelli

Spalletti imboccherà un’altra strada anche dal punto di vista strategico. Ha bisogno di ritrovare solidità, equilibrio tattico, distanze corte tra i reparti. Non ne parla mai, perché non cerca alibi, ma perdere un architrave come Locatelli (dopo Thuram e Yildiz) è stata una botta pesantissima. Non ha più i riferimenti grazie a cui aveva disegnato e raddrizzato la Juve nella passata stagione. Se si parla di calcio con obiettività, il centrocampo di Gattuso con Frattesi, Belahyane e Taylor oggi è decisamente superiore a quello bianconero. Spalletti è rimasto con Douglas Luiz (rientrato dal prestito), Sarr (preso a fine agosto), McKennie (svuotato dal Mondiale, anche laterale con la difesa a tre) e Koopmeiners (alla Continassa avrebbero brindato in caso di cessione): quattro centrocampisti soli per giocare tre partite a settimane. Fate il confronto di reparto con le altre big della Serie A e ricaverete tante spiegazioni. Una, invece, deve trovarla Lucio sul campo e può essere il 3-5-2 sfruttando per la prima volta Woltemade accanto a Kolo Muani nel blocco dei titolari. Il Rennes gioca e lascia giocare, è sesto in Ligue 1 con un solo punto di ritardo dalle cinque di testa, miglior attacco (15 gol) e ben 14 al passivo. L’Europa League, come sanno gli scommettitori, chiam a l’over. È più facile segnare, il vero limite della Signora in Serie A.

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