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“Ho bisogno di ascoltare i battiti dello spogliatoio, di sentire la connessione coi giocatori come in una famiglia”, ha spiegato il tecnico. Ecco una prova
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Per raccontare questo retroscena dobbiamo partire da alcune considerazioni dispensate da Abate con afflato ed evidente trasporto, non certo fredda convinzione. Ritorniamo a quella corsa sfrenata del tecnico dopo il secondo gol di Simeone a Parma: «Quella corsa a perdifiato per andare a raggiungere Giovanni mi è uscita in modo spontaneo. Io sono passionale, sanguigno, credo molto nella connessione umana, mi rappresenta. Io ho bisogno di sentire il battito del mio spogliatoio, desidero che ci leghiamo sempre di più tra noi, voglio che si creino legami forti, affettivi, capaci di trasmettere un senso di famiglia. È un aspetto fondamentale. Grazie a questi legami tra tutti noi si cresce e si può arrivare a certi livelli: non bastano le doti tecniche». Poi, parlando in particolare del Cholito: «Giovanni ha sempre messo il gruppo e lo stemma del Toro davanti a tutto. Ha sempre lottato in ogni partita per il bene della squadra, è un giocatore da gruppo. E se giochi sempre per la squadra senza pensare al tuo ego, la ruota gira. Difatti eravamo tutti convinti che presto si sarebbe sbloccato. Io ho giocatori ricchi di energia e umanità, che tengono molto a questa piazza e ci mettono il cuore. Giovanni è uno di questi. I miei elogi per lui sono verità».
Vlasic, nessun gol e nessun assist ma in crescita
Anche Nikola Vlasic appartiene a questa categoria e Abate lo sa bene, lo ha spesso sottolineato pubblicamente. «Gli ho parlato per telefono, era la prima volta che ci sentivamo, volevo trasmettergli la mia carica, ma alla fine era quasi più lui che caricava me!»: tra giugno e luglio il tecnico raccontava questo del folletto croato, che intanto era impegnato ai Mondiali. Adesso, così tante settimane dopo, il capitano del Torino (con Zapata panchinaro pressoché fisso, è Nikola a portare la fascia: aspetto molto significativo), così tante settimane dopo i Mondiali Usa, si diceva, Vlasic deve ancora riuscire a raggiungere la forma psicofisica migliore. Maggiore continuità. E un indice di brillantezza superiore. Nonché vera incisività sotto porta: nessun gol e nessun assist, finora, in 7 partite di campionato e 2 di Coppa Italia (nella scorsa stagione, rispettivamente 9 e 5, tra A e Coppa). Però nelle ultime partite Vlasic è apparso in netta crescita, contro l’Udinese ha dato una scossa entrando nella ripresa e ha anche partecipato all’azione che ha portato al gol della vittoria di Kulenovic, così come a Parma ha innescato bene Simeone in area, quando poi Adams ha firmato il 2 a 0 di testa dopo la deviazione di Diego Carlos sul tiro del Cholito. In generale, comunque, e non solo in questi frangenti particolari, decisivi, si è visto un Vlasic più vivace e in palla, incisivo e più coinvolto nelle manovre. In questi giorni, al Fila, Abate gli ha parlato con affetto, saggezza e intensità emotiva, diciamo così.
Vlasic, i consigli di Abate
«Mi auguro che Vlasic si sblocchi, esattamente come è appena successo a Simeone. Anche Nikola è un giocatore da squadra. E nelle ultime due partite è apparso in netta crescita anche a me, è vero. A differenza di Giovanni, però, Nikola avverte molto di più il peso di una grande responsabilità». A tu per tu, il tecnico gli ha consigliato di togliersi di dosso questo peso psicologico inutile, fin controproducente. Il succo: «Devi essere molto più sereno. È molto più importante il pensiero... ottimo... che i compagni e gli allenatori hanno di te, che certi giudizi superficiali da fuori... Sei sempre stato molto stimato da tutti quelli che ti conoscono bene... Entra in campo e gioca con leggerezza, con maggiore leggerezza...». Eccetera eccetera. «Nikola è un lavoratore allucinante, un perfezionista. Sta anche 10 ore al giorno al Fila», spiegava ieri Abate. Ancora il tecnico, in conclusione: «Voglio miglioramenti da tutti. Non sono ancora soddisfatto del livello raggiunto dalla squadra. Sarà una gara difficilissima, il Monza la metterà sul piano dell’intensità, sui duelli individuali. Sarà una gara molto sporca e noi dovremo sporcarci le mani e mettere la qualità, l’organizzazione e l’energia dentro a quello sporco, per vincere la partita». Filosofia calcistica. Una comunicazione molto evocativa. E allora che gli sviluppi assecondino queste idee platoniche, quasi archetipi, modelli originari da portare a galla nella realtà.
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