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La gestione di Alajbegovic e Zhegrova e l'equivoco tattico: perché il 3-5-2 non può essere la…

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Spalletti ha abbondonato il 4-2-3-1 di inizio stagione tornando al 3-5-2 su richiesta dello spogliatoio. Ma il cambio di modulo può davvero essere la soluzione definitiva per risolvere i problemi della Juventus?

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Fare un passo indietro per compierne due avanti. A volte funziona, altre meno. Di certo è quello che sta provando a fare Luciano Spalletti alla Juventus.

Dopo la disastrosa prestazione offerta dalla sua squadra contro la Lazio, il tecnico ha deciso di confrontarsi con lo spogliatoio per capire come metterci una pezza. E alla fine ha accettato il suggerimento arrivato dai suoi giocatori.

Un segno di grande saggezza che ha portato risultati immediati, ovvero il pareggio contro il Rennes e soprattutto la vittoria di Lecce. Ma i dubbi sul nuovo, anzi vecchio, assetto tattico adottato da Spalletti nelle ultime due partite restano.

Anche perché il rischio, piuttosto concreto, è quello di svalutare parecchi dei giocatori su cui lo stesso tecnico e la società avevano deciso di puntare in estate.

LA RICHIESTA DEI GIOCATORI

Ma com'è nata la svolta tattica della Juventus? A rivelarlo è stato lo stesso Luciano Spalletti dopo la vittoria di Lecce, parlando del confronto avuto con la squadra nei giorni precedenti.

"Loro hanno parlato di quello che ci voleva di più da un punto di vista tattico. Noi abbiamo modificato qualcosa, passando a giocare con tre centrocampisti, con questo 5-3-2, perché in momenti come questi, lo sanno tutti e lo so anch'io, ci vuole più solidità, ci vuole più chiarezza e ci vuole più solidità.

**Siamo andati a fare la cosa più solida. Poi è chiaro che, in base alle scelte che fai, vengono a mancarti alcune potenzialità, perché bisogna sempre mettere i calciatori nelle posizioni in cui si trovano bene, per riuscire a contribuire con le loro qualità al modo di giocare della squadra"**ha dichiarato Spalletti.

UNA SITUAZIONE D'EMERGENZA

Il ritorno al 3-5-2 è stato possibile e da un certo punto di vista quasi obbligato anche a causa dell'attuale emergenza infortuni.

Spalletti infatti a Lecce, oltre a Kenan Yildiz, non aveva a disposizione neppure Francisco Conceiçao e Nico Gonzalez.

Da qui la scelta di insistere sulla coppia Woltemade-Kolo Muani che nonostante tutto continua a non convincere del tutto lo stesso allenatore.

"Sono discorsi che si fanno per cercare il pelo nell'uovo, poi giocando sempre insieme si va incontro a una domanda che potrebbe essere avere un infortunato in più.

**Lo puoi fare di giocare sempre con due punte di ruolo quando nei hai quattro a disposizione e ne puoi cambiare due. Secondo me sarebbe meglio fare il contrario, poi la necessità vuole questa cosa qui, però non è detto che uno ha ragione nel farli giocare insieme"**ha sottolineato Spalletti prima di Lecce-Juventus.

ALAJBEGOVIC E ZHEGROVA AI MARGINI

A pagare il cambio di modulo operato da Luciano Spalletti, nell'immediato, sono stati due giocatori che sembravano in rampa di lancio.

Edon Zhegrova ad esempio, nonostante non sia utilizzabile in Europa League perché fuori lista e dunque fosse rimasto a riposo giovedì sera, a Lecce è rimasto in panchina per tutta la gara.

Un mancato utilizzo che stride con quanto fatto vedere dal kosovaro in questo inizio di stagione tra la doppietta al Sassuolo, l'assist contro l'Atalanta e l'ottimo ingresso nel secondo tempo di Cagliari.

E che dire di Kerim Alajbegovic? Il talentino bosniaco, per il quale la società in estate ha compiuto un importante investimento economico e tecnico, nelle ultime due partite ha giocato la miseria di un minuto (uno!) in entrambe le occasioni.

Una situazione che, alla lunga, rischia di mettere pericolosamente ai margini della nuova Juventus i giocatori di maggiore qualità in favore del risultatismo. Termine molto caro a qualche ex allenatore bianconero.

UN PROGETTO SNATURATO

Ad oggi la sensazione che si ha guardando giocare la Juventus è quella di un progetto iniziale completamente snaturato.

L'idea di Spalletti d'altronde era chiara e comportava un nuovo assetto tattico che puntasse sulla qualità degli esterni nell'uno contro uno.

Il passaggio, obbligato, al 3-5-2 ha invece riportato indietro le lancette degli orologi alla Continassa. Quasi come se quella scesa in campo a Lecce fosse più la Juventus di Allegri. Oppure di Conte...

Inoltre, se il nuovo modulo venisse confermato anche in futuro, resta da capire cosa ne sarebbe degli esterni offensivi presenti nella rosa attuale.

Perché oltre ai già citati Alajbegovic e Zhegrova anche Conceiçao, fin qui sempre titolarissimo con Spalletti, avrebbe difficoltà a trovare una collocazione. Mentre il solo Yildiz potrebbe essere utilizzato più centralmente come trequartista o seconda punta.

L'allenatore d'altronde dopo Lecce ha ammesso candidamente come il 3-5-2 non porti solo vantaggi alla sua Juventus: "Così si escludono un po' quelle punte esterne che fanno dell'uno contro uno la loro caratteristica e che precedentemente hanno fatto bene. Poi, per giocare così, è chiaro che se si gioca sempre con due punte dall'inizio e manca uno come Nico, non entra un'altra punta".

Un rebus che andrà risolto prima del mercato di gennaio, quando eventualmente bisognerà intervenire tempestivamente per aggiustare la rosa regalando a Spalletti un attaccante e magari cedendo subito uno dei giocatori poco funzionali al nuovo progetto. Ammesso che ci si creda veramente.

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