Il tecnico bianconero ha spiegato la scelta e non rimescolerà le carte: per il momento si andrà avanti con lo stesso assetto delle ultime gare
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Non sarà la soluzione eterna a tutti i mali. E nemmeno il primo mattoncino della restaurazione tecnico-tattica a cui auspica Luciano Spalletti. Semmai, il 3-5-2, è da intendere come un antibiotico, prescritto di comune accordo con i calciatori per le prossime due settimane. Quelle che separano i bianconeri dalla sosta di novembre, a margine della quale - sulla carta - l’infermeria della Continassa dovrebbe ricominciare a svuotarsi, con i rientri di Nico Gonzalez e Celik. Bellezza, fluidità, ruoli ibridi: tutti concetti da riporre temporaneamente nel cassetto, in favore di una Juve decisamente più metodica, cinica e spartana. Lo impone la sfilza di ko illustri che Spalletti si è ritrovato a gestire dall’inizio della stagione.
Juventus, ripartire dalle basi
Le difficoltà di ambientamento dei nuovi arrivati, lanciati in fretta e furia nella mischia - senza alcun periodo rodaggio - per sopperire alle assenze. O ancora la crisi identitaria sul piano del gioco che la Juve ha manifestato con forza nei tonfi con Sassuolo e Lazio. C’era da riconferire solidità, compattezza, compiti semplici e chiari a ogni singolo membro del gruppo squadra.
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Probabile formazione Juve, chi può cambiare Spalletti contro il Genoa: tutte le novità](https://www.tuttosport.com/foto/calcio/serie-a/juventus/2026/10/26-152170569/probabile_formazione_juve_chi_pu_cambiare_spalletti_contro_il_genoa_tutte_le_novit)
Ripartire dalle basi, insomma. Al costo di “sconfessare” - seppur in parte - i principi con cui la dirigenza ha costruito la rosa. E cioè nell’ottica del 4-2-3-1: il modulo preferito dal tecnico. Lo dimostra la sfilza di interpreti arruolabili sulla trequarti. E, allo steso tempo, le profonde defezioni sulle corsie difensive.