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**INVIATO A GENOVA -** Sembra un’agonia, un destino inevitabile. La Juve è crollata a Marassi, **[presa a schiaffi da Baldanzi](https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/serie-a/2026/10/28-152227949/genoa-juve_diretta_serie_a_la_sfida_tra_de_rossi_e_spalletti_il_risultato_live)** e dalla ciurma avvelenata di De Rossi. Lucio non sa più da che parte girarsi, non trova la via di uscita. Terza sconfitta in campionato, meno 11 dalla vetta, 6 punti di ritardo dalla quota Champions e l’aggancio del Napoli di Max, in arrivo allo Stadium. Più della classifica colpisce la fotografia dei bianconeri. Non sono una squadra. Hanno giocato solo alla fine, ma era tardi. **Koopmeiners ha colpito la traversa** su punizione quando il Genoa l’aveva già portata a casa. Così non si può svoltare. Spalletti deve arrivare, non si sa come, a gennaio. Un altro ko (brutto) con il Napoli lo renderebbe indifendibile per la dirigenza che sinora lo ha protetto. Per **Conte** non c’è l’economia e l’intenzione di un ritorno alla Continassa. S**ousa e Pioli i nomi dei possibili traghettatori** che circolano in queste ore. Un’analisi, però, va fatta, spiegando bene che, senza turnover, si può perdere con un Genoa così. Il motivo è semplice. La Juve è modesta e senza quadratura. Qualcosa di meglio dovrebbe combinare anche l’ex ct dell’Italia. De Rossi, il suo allievo, gli ha dato una bella lezione. Baldanzi, inesorabile, lo ha affondato e chissà se Mancini ci penserà.
Spalletti ha rinunciato a Woltemade e ha cambiato l’idea iniziale, dando un’altra possibilità a Kolo Muani. La scelta non ha certo influito. Poco responsabile il francese, abbandonato a se stesso. **Non pesa Alajbegovic**. Buone qualità tecniche, scarsa fisicità. Il bosniaco ha bisogno di tempo e di mettere su muscoli. Su un campo come Marassi è sparito in fretta. Inconsistente Sarr, l’unica altra novità rispetto a Lecce. De Rossi, invece, ne ha cambiati sei nel blocco dei titolari utilizzati con il Venezia, confermando solo Østigard, Vasquez, Ellertsson e Frendrup oltre al portiere Bijlow. La differenza di passo, di cattiveria e di adrenalina è venuta subito fuori. La Juve era spenta, anzi lenta e macchinosa come al solito. Non contano il modulo e gli interpreti. Basta aspettarla e non ti farà male. Ci vuole un quarto d’ora affinché portino il pallone vicino all’area. Le difese fanno in tempo a rientrare e chiudersi. Ieri mancavano le energie, era forse un massacro annunciato. Assenze devastanti, turnover impossibile.
Il Genoa mordeva il pallone. De Rossi ha indovinato la strategia, chiudendo i bianconeri nel fortino. Un assalto veemente, assorbendo la tipica energia di Marassi. Bravo Osmajic, il torello montenegrino. **Vitinha ringhiava su Kalulu**. Baldanzi ha rifinito e firmato i due gol su cui è stato costruito il capolavoro. Triangolo con Ellertsson e il fendente rasoterra è stato raccolto dalla parte opposta da Ehizibue. Impresa completata da Cambiaso, altrimenti Vicario avrebbe respinto. Timida la reazione della Signora. I rossoblù, nei duelli, primeggiavano. Alla mezz’ora il raddoppio. Kalulu si è addormentato, Vitinha gli ha sfilato il pallone avviando il contropiede. Baldanzi lo ha raggiunto correndo al doppio della velocità di Cambiaso e ha sparato una sassata finita dentro, complice la deviazione di Bremer.
Spalletti è intervenuto nell’intervallo. Fuori Gatti e Alajbegovic, dentro Woltemade e Zhegrova. La Juve, con la difesa a quattro e nel tentativo estremo di riaprirla, si è scollata, rischiando l’imbarcata. Volontà e tanta confusione, una marea di palloni persi o sbagliati. Cambiaso dovrebbe rivedersi per quanto è imbarazzante, Sarr era sfinito. Cabal e Boga, entrando, almeno hanno permesso ai bianconeri di tornare a giocare in undici. Non è bastato per rimontare la serata, ma solo per rendere meno avvilenti (pensate un po’) gli ultimi venti minuti, esercitando pressione. Il Genoa stava già vedendo il traguardo. Come si è ridotta la Signora.