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L’ultimo blitz di Spalletti: Juve, la reazione dello spogliatoio e l’ipotesi post Napoli

Il tecnico bianconero scuote la squadra per ritrovare spirito e orgoglio: il solo fallo commesso nel primo tempo contro il Genoa è la sintesi della pochezza

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TORINO - Nella pancia di Marassi, al fischio finale di Genoa-Juve, regnava il nervosismo all’interno dello spogliatoio bianconero. Si notava pure in campo: parlavano davvero tutti sul terreno di gioco. Senza che il dialogo si traducesse in spirito, battaglia, orgoglio. C’è un dato del primo tempo che fotografa benissimo la pochezza della squadra di Luciano Spalletti: il numero dei falli. Uno solo. Uno. Per 45 minuti, con tutte le ripartenze incassate dai rossoblù. Nessuno che spezzasse il ritmo forsennato dei padroni di casa, nessuno che desse un segnale di vita in un contesto di nulla totale. Niente di niente.

[Spalletti "Massimo Decimo Posto": ironie social feroci dopo Genoa-Juve

Spalletti "Massimo Decimo Posto": ironie social feroci dopo Genoa-Juve](https://www.tuttosport.com/foto/calcio/serie-a/juventus/2026/10/28-152233059/spalletti_massimo_decimo_posto_ironie_social_feroci_dopo_genoa-juve)

Il tecnico temeva la garra della formazione di De Rossi: non si sbagliava, sebbene non sia riuscito a mettere mano alla Juve nemmeno a gara in corso. Neppure nell’intervallo: i cambi, del resto, non potevano fare miracoli. Cosa fa Spalletti per cercare di ravvivare il gruppo? Manda tutti in ritiro, da stasera fino alla sfida contro il Napoli di dopodomani. E non è detto che termini al triplice fischio del duello contro gli azzurri: dipenderà dalle risposte che riceverà dai giocatori, ieri tutti zitti di fronte all’amministratore delegato Giovanni Carnevali e allo stesso Spalletti, speranzoso di poter dare una scossa così forte da rimettere insieme almeno una parte dei cocci. Lucio ha partorito questa decisione subito dopo il tracollo di Genova. Non perché convinto che il ritiro, inteso come istituzione punitiva nei confronti dei giocatori, possa rappresentare la panacea di tutti i mali. Anzi, pur avendo 67 anni, sa benissimo che i metodi di vent’anni fa non sono in grado di trasformare l’acqua in vino. La disperazione, però, ha spinto l’allenatore a tentare un ultimo blitz per cercare di salvare il salvabile.

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