Carnevali, strigliata e ritiro: ora pretende la svolta
Carnevali, strigliata e ritiro: ora pretende la svolta
Fabrizio Patania
Fabrizio Patania
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INVIATO A GENOVA - La Juve non ha fame, ha poca voglia di sbattersi, di lottare, di sacrificarsi. Non vale per tutti, ma per una parte del gruppo sì. Sarebbe indelicato indicare i nomi. Tutti vedono le partite e sanno distinguere chi sbaglia, provandoci, da chi sembra capitato sul campo per caso e non fa una corsa in più. Serve la sciabola, non il fioretto, e il calcio della Serie A va in una certa direzione, come ha spiegato più volte Spalletti: duelli individuali a tutto campo. Se non li vinci, non cominci neppure a giocare. Il calcio posizionale, come lo chiamano a Coverciano, è finito. Ora difendono tutti a uomo nel nostro campionato e dai duelli passa in larga parte il successo di una squadra. Guardate la Lazio di Gattuso: morde il campo, aggredisce. Si può perdere anche a Marassi se ti fai un gol da solo (Cambiaso sarebbe entrato nel tabellino come autorete in altri tempi) e se Kalulu, uno dei più seri e costanti nel rendimento, si fa scippare il pallone da Vitinha nell’azione del raddoppio, nata da un angolo a favore della Juve. Il Genoa, come aveva avvisato Lucio, avrebbe preso di petto la partita con il veleno e la “vena” di De Rossi. Correvano al doppio della velocità.
Juve, un fallo in 45'
I bianconeri sono rimasti a guardare e hanno preso due gol. La partita, dopo mezz’ora, era già chiusa. Pesano le otto assenze (Locatelli, Thuram, Yildiz, Grabara, Celik, Ekhator, Nico Gonzalez, Conceiçao) se scendi in campo ogni tre giorni e ti ritrovi a Marassi dopo Lecce, i 95 minuti tiratissimi di Europa League con il Rennes, il crollo con la Lazio e la trasferta di Vigo giocando con gli stessi, senza possibilità di rotazioni e un turnover limitatissimo. Spalletti e la dirigenza, però, sono rimasti delusi dalla prestazione, dalla scarsa consapevolezza dimostrata sul campo. La Juve si è fatta mettere sotto senza rispondere, con troppa facilità. Un dato impressiona: un solo fallo commesso nei primi 45 minuti a Marassi.
Juve senza anima
Poco carattere, scarsa personalità. Le frasi di Bremer hanno fatto scalpore, ma rispondevano al vero. Non doveva, da capitano, parlarne. Anche lui sembra fuori fase, in difficoltà e ha commesso degli errori. Tutta la Juve è stordita. In queste ore Spalletti farà riflessioni profonde su alcuni giocatori. Cercherà solidità, compattezza, reazione. L’analisi emotiva non deve trascurare alcuni numeri. Un anno di Juve con Lucio. La vera discesa è cominciata a maggio, quando la Champions è sfumata. Da allora 5 vittorie, 4 sconfitte, 4 pareggi in 13 giornate di campionato.